Lo "Scandalo FIP Sicilia" visto da Sangiorgio

Gaetano Tuttolomondo ha lasciato la carica di presidente della FIP siciliana venerdì. La notizia è stata diffusa da Real Basket, che ha poi dato spazio alla lettera di dimissioni in cui spiega che il motivo della decisione sono «le incomprensibili ed infondate accuse mosse nei propri confronti». L’ex vertice del comitato regionale ringrazia chi ha collaborato con lui e i dirigenti che lo hanno «appoggiato quando avevano la necessità di farlo per mire personali» e attacca chi ha consegnato agli organi federali «le infamanti notizie e lettere anonime» o chi vi ha creduto senza dargli diritto di replica. Conclude specificando che lascia la carica consapevole di aver «svolto il mio compito con correttezza e di lasciare il Comitato con la coscienza tranquilla e pulita.»

Messina Sportiva ha parlato della vicenda partendo da lontano, raccontando anche degli esposti presentati tempo addietro da Enrico Gulletta, presidente della FIP di Messina,Michelangelo Sangiorgio, presidente del comitato catanese della FIP, e Pietro Di Giorgi, ex responsabile dell’ufficio gare regionale. Per comprendere meglio il contesto, parliamo della vicenda con Sangiorgio. Partiamo anzitutto da una considerazione: se il motivo del deferimento di Tuttolomondo e delle sue conseguenti dimissioni è l’elezione di Cavallo, viene da pensare che ci sia stato un errore materiale nelle votazioni. «No, le elezioni non sono in discussione.»

sangiorgio
PRESIDENTE. Michelangelo Sangiorgio, 41 anni, presidente del comitato FIP di Catania [Basket Ct].

Però è stata eletta una persona che non poteva essere eletta.
«Sì e no. Il problema non è così semplice, perché il deferimento è conseguenza di due differenti situazioni. Una parte nel maggio 2008. Io informai di alcuni fatti la procura federale e lo stesso fece per conto suo Enrico Gulletta, a proposito di anomalie sui numeri di gara di un girone dell’under-13 gestito dall’ufficio gare di Palermo, allora retto da Di Giorgi. Questo girone sulla carta iniziava a gennaio, ma i numeri di gara partivano da aprile. Le indagini della procura sono partite da lì. A settembre, loro si sono giustificati dicendo che inizialmenteil calendario era stato fatto sulla carta e poi messo al computer, ma saltavano ben 300 numeri di gara. A fine febbraio di quest’anno, Gulletta ha scritto ancora alla federazione specificando che aveva fatti nuovi sull’esposto precedentemente presentato. Questi fatti nuovi erano le parole di Pietro Di Giorgi, che durante l’inchiesta non ricordava grandi cose, ma poi andò a fare delle dichiarazioni spontanee ricordando come funzionavano quei campionati organizzati a Caltanissetta. Non si sa cosa disse, ma pare che sia entrato nei dettagli perché conosceva il sistema.»

E l’altra?
«L’altra situazione risale al 2007, aprile o marzo, quando arrivò una lettera anonima nella quale c’erano delle accuse sulla gestione dei campionati di Caltanissetta, in cui si parlava di alcune partite mai giocate. La procura iniziò una serie di accertamenti e Nunzio Cavallo si dimise da presidente del comitato provinciale prima che le indagini si concludessero. Lo statuto recita che se ci si sottrae alla giustizia federale non ci si può più tesserare. Il procedimento quindi è stato archiviato. A luglio 2008, Cavallo riceve il bollettino per pagare la tassa annuale per la tessera di allenatore e tecnicamente torna ad essere tesserato della federazione. A novembre si candida per il consiglio provinciale e per il delegato nazionale e viene eletto.»

Qual è il ruolo del delegato?
«Per eleggere i consiglieri federali, ogni regione seleziona un delegato ogni 25 società. La Sicilia ne ha otto e di Catania siamo io, Spina e Papa (tre, più del totale della Calabria). In totale sono 108 e tra questi c’era anche Nunzio Cavallo. La segreteria centrale però fa uno screening per evitare che ci siano squalificati o non tesserati tra i nomi.»

E Nunzio Cavallo non poteva ricoprire la carica.
«Né quella da delegato, né da consigliere regionale
, in quanto con quelle dimissioni si era sottratto alla giustizia. La segreteria generale manda una lettera il 7 gennaio al comitato di Palermo. Bisogna sostituire Cavallo con i primi tra i non eletti. Lui risponde dicendo di essere tesserato perché ha pagato la tassa da allenatore, ma il 10 gennaio gli spiegano che c’era stato un errore informatico e gli rimborsano la tassa. Lui si dimette da delegato (gli subentra Rescifina), ma non da consigliere regionale. Di questa notizia viene a conoscenza Fausto Chirizzi, primo tra i consiglieri non eletti, che propone il ricorso alla corte federale. Il 30 aprile, la procura federale fa un pot-pourri e deferisce Tuttolomondo per frode sportiva, perché solo l’8 marzo ha detto a Cavallo che era decaduto da consigliere, e per mancata vigilanza, a causa dell’esposto mio e di Gulletta. Anche quest’anno i campionati di Caltanissetta sono entrati nell’occhio del ciclone, infatti vengono deferiti Abate e Romano. L’udienza sarà mercoledì 20, penso a Roma

Cos’è successo quest’anno a Caltanissetta?
«Basta vedere il sito della FIPA Caltanissetta ci sono 28 società che fanno l’under-13.Giocano tutte nello stesso campo e allo stesso orario, senza arbitro. Non so nei dettagli, ma la procura sta indagando.»

Sa come sono maturate le dimissioni?
«Quando i tre consiglieri di Catania, Aleo, Distefano e Sergi, sono venuti a conoscenza della situazione, sono stati gli unici che subito hanno chiesto la convocazione di un consiglio straordinario per capire perché il presidente ha tenuto quella lettera in un cassetto. Dopo due settimane, sulla spinta politica di Roma, a cui abbiamo scritto per questo consiglio, Tuttolomondo ha accettato e ha convocato il consiglio a Piazza Armerina. In questa sede è entrato in carica Chirizzi, che doveva aspettare il primo consiglio federale utile. Appena è arrivato il deferimento, i consiglieri di Catania hanno chiesto a Tuttolomondo di mettersi in aspettativa.»

Cioè?
«C’è una norma che permette al presidente, in caso di impedimento, di mantenere la carica e delegare i suoi compiti al vicepresidente. Così avrebbe potuto tirarsi fuori, tenere l’ambiente tranquillo e aspettare l’esito dei vari gradi di giudizio, per poi rientrare se fosse stato assolto. In risposta, Tuttolomondo ha convocato il consiglio regionale mercoledì 13 maggio alle 16.30 con l’intento di farlo cadere, perché sapeva che vari consiglieri non avrebbero potuto. Si sono riuniti in cinque, con i catanesi che si sono confermati al suo fianco ma chiedendogli di mettersi in aspettativa. All’improvviso, però, venerdì si è dimesso, forse perché i suoi capi d’accusa sono gravi, o forse perché è stato pressato da qualcuno.»

Cosa succede ora?
«Le norme dello statuto sono dalla sua parte, i consiglieri rimangono in carica per l’ordinaria amministrazione ed entro 90 giorni va convocata l’assemblea elettiva. Lui comunque è dimissionario ed è decaduto, ma rimane in carica per l’ordinaria amministrazione perché ha espressamente detto che può occuparsene. Non si sa comunque cosa succederà.»

Chi convoca l’assemblea elettiva?
«Il consiglio direttivo. Il problema è sapere cosa succederà mercoledì, se sarà assolto o condannato. Il deferimento implica un giudizio che dipende dalla commissione; gli altri gradi di giustizia sono la corte federale e il Coni.»

Ma come funziona?
«Cinque giorni dopo il deferimento sono state depositate delle memorie. Il 20 viene convocato insieme al legale per difendersi e magari integrare le memorie con fatti nuovi, mentre il procuratore spiega i capi d’accusa. Dopo due o tre giorni, di solito, viene emessa la sentenza. Ad inizio della settimana prossima si saprà qualche novità.»

A questo procedimento è legato anche quello di baskettopoli?
«No, anzi. Tuttolomondo è distante, non si è mai preoccupato mai di raccomandare un arbitro. Si dice che siano altri i personaggi che gestiscano la Sicilia, come Paternicò e Attard che sono stati sentiti dalla procura.»

Recentemente, il nostro lettore che si firma “Contestatore” ha mosso alcune critiche a Sangiorgio, che ha voluto rispondere punto su punto.
«C’è chi mi giudica incoerente per il mio comportamento alle ultime elezioni regionali, ma secondo me non è così. Tutto quello che ho fatto prima (gli esposti e le battaglie politiche) è alla luce di tutti. Poi cos’è successo: quando si doveva concretizzare il cambiamento con la nuova presidenza è uscito il nome di Francesco Venza, da parte di Messina, una provincia con cui avevamo condiviso delle scelte. Venza è una persona valida e capace, ma ha fatto un altro lavoro e non si è mai occupato della politica federale. Però poteva essere anche una soluzione. In una prima fase volevamo condividere il programma, ma io sostenevo di dover cambiare tutto ciò che c’era stato prima, mentre lui voleva conservare intatto il CIA regionale (gestito da Li Volti e Attard, con la regia di Paternicò), l’unico che a suo dire lavorava bene. Qui c’è stato il primo scontro che, alla luce dei fatti, ha mostrato che sono stato lungimirante o fortunato. In più, per lui le province erano tutte uguali, quindi per esempio voleva equiparare Catania ed Enna, che sono molto diverse nel numero di società, partite ed attività in generale. A quel punto,abbiamo candidato Carmelo Carbone proprio perché non eravamo d’accordo, ma a parte le società catanesi nessuno ha converso su di lui tanto che qualcuno ha detto che era un candidato civetta (ma non è così). All’atto di votare bisognava scegliere qualcuno. Venza era convinto che avremmo preferito lui perché non avrei mai dato il voto aTuttolomondo; ma quest’ultimo si era dato disponibile a far partecipare Catania alla gestione del comitato in maniera forte e quindi ha ottenuto il nostro supporto.

«Non è vero che mi sono preso delle cariche, anche perché ero candidato come consigliere e tuttavia ho preferito che salissero Aleo, Distefano e Sergi. Catania non ha mai avuto un ruolo così importante nella politica regionale, prima era succube e supina alle decisioni degli altri. Alcuni dicono che mi sono venduto per le cariche, ma devono sapere che siamo andati a governare e gli atti che abbiamo fatto in questi cinque mesi lo dimostrano. Da un’idea di Dario Distefano si sta tentando di organizzare l’All Star Game di C2 a Catania. Da un’idea di Giuseppe Sergi si è deciso di giocare le finali giovanili a Piazza Armerina, in un territorio neutro, senza società locali che trarranno un vantaggio dal fattore campo. Sergi e Aleo hanno chiesto e ottenuto che nelle partite dei campionati giovanili d’Eccellenza non arbitrassero dei direttori di gara della stessa provincia, per togliere le opportunità di polemica. Sergi e Mollica stanno organizzando il trofeo delle Isole e abbiamo anche trovato il campo a Catania. Il piano di riparto dei contributi è sbagliato e Aleo ne ha informato la segreteria generale; chi lo ha compilato ora si difende dicendo che è un errore di copincolla, anche se si tratta di errori molto strani. Aleo, che è stato a Palermo almeno 25 volte, ha un malloppo con tutto quello che hanno fatto i consiglieri di Catania. Il tempo è signore e mostra il lavoro svolto e l’impegno nel gestire la pallacanestro. Le scelte che faccio sono per la pallacanestro e se mi si vuole criticare che lo si faccia di presenza!

«Per la questione delle società fittizie, anche questo non è vero. Ad alcuni campionati giovanili partecipiamo con quattro squadre e per non chiamarle “Cus A, B, C e D” abbiamo iscritto delle nuove società, con presidenti, allenatori, giocatori che fanno regolari visite mediche. Trecastagni e Tremestieri non chiedono contributi pubblici, mentre il CUBS sì. E anche se li ottenessero, quei fondi ci aiuterebbero per comprare i completini, organizzare le trasferte… Si fanno delle selezioni e i giocatori vengono ripartiti tra le squadre. Quest’anno i ragazzi under-17 erano divisi tra due squadre del Cus e una della Pallacanestro Catania. Se ci fosse un altro Cus che fa altre venti società significherebbe che faremmo molte altre partite e saremmo felicissimi. In altri posti ne creano tante che rimangono in una carpetta, prendono una classe e sulla carta la mettono in una squadra, mentre le nostre sono reali. Le società sono presiedute da me, da Gaetano Russo, anche da mia madre e da mio fratello! Noi facciamo attività, paghiamo le tasse, non sono società fantasma. Dov’è il marcio? Se Contestatore vuole fare cinquanta società, ben venga, sarebbero cinquecento ragazzi in più che giocano a pallacanestro; ne può aprire una dove vuole. Anche De Fino ha due società, Gravina e Futura, ma tutt’e due giocano, sono sui campi. La Pallacanestro Catania ha anche il Gad Etna e la Grifone, ma non sono società fantasma. Dove sta il problema? Perché non giocano a Trecastagni e Tremestieri? O forse non dovremmo far giocare i ragazzi? Vorrei essere contestato su cose essenziali, non su queste! Anche perché chissà cosa potrebbe pensare chi legge.

«Per concludere, devo dire che su 43 società, le persone impegnate nella gestione del comitato sono circa 25. Qualcuno dice che solo gli amici miei contano, però tutte le società che danno la disponibilità a partecipare all’attività pratica del comitato hanno almeno una persona che ha un ruolo interno, dal comitato allenatori al minibasket. Gaetano Condorelli, Gangemi, Carbone, Distefano, Volcan, Castorina, Lo Bianco, Giorgianni, Minnella, Ronza, Vittorio, Aleo, Puglisi, Corsaro… sono tutti con una funzione nel comitato, tutti con una delega alle varie competenze. Anche Contestatore può collaborare… La festa del minibasket si farà a Scordia, sarà una sede disagiata ma la invaderemo con seicento-settecento ragazzi. Per me sarebbe stato più comodo farlo al Cus, però così abbiamo dato un’opportunità anche a loro. Mi dà fastidio che ora per tre mesi ci saranno tutta una serie di polemiche, con le elezioni si tornerà al tutti contro tutti… Contestatore si divertirà!»

Roberto Quartarone

Vedi anche:
Baskettopoli e caso-Cavallo: si va avanti
È stato deferito Tuttolomondo

Tuttolomondo confermato presidente della FIP siciliana

2 Commenti

  1. VAI SANGIORGIO COSI’ ALLA GRANDE….COMPLINMENTI ANCHE PER LA FESTA MINIBASKET DI IERI A SCORDIA…GRANDI RAGAZZI

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