Modàfferi a Giarre: il ritorno del coach

Giornata dedicata all’allenatore reggino, che ha segnato una generazione… Le ragazze e i ragazzi degli anni ottanta… I successi giovanili… «Emozionante rivederli tutti»…

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Quando Pietro Modàfferi guidava dal campo la Viola Reggio Calabria, era facile immaginare che avrebbe intrapreso la carriera di allenatore. Con carisma e autorevolezza, Bebbo (come è chiamato al di là dello Stretto) ha intrapreso questa carriera lontano da casa, a Giarre, dove ha costruito una famiglia cestistica che lo ha festeggiato domenica scorsa all’UISP locale. Per dieci anni, dal 1976 al 1986, ha allenato tutti gli atleti del Basket Giarre, facendo la spola tra la Siace (la storica fabbrica cartiera ionica) e la palestra Ucciardello.

Alcuni tra i suoi più affezionati atleti (tra cui Giuseppe Sergi e Lorenzo Giannetto) hanno organizzato il Modafferi Day coinvolgendo tutto l’ambiente cestistico giarrese: una cinquantina di persone ha celebrato il coach tornato dopo un’operazione. «Non sei cambiato affatto!» dicono in tanti: 1,90 m, pochi capelli bianchi, voce decisa e roca, sorridente e disponibile, Modafferi abbraccia tutti, anche quanti erano solo bimbi e oggi, ventott’anni dopo, sono cresciuti e diventati a loro volta genitori, accompagnati dai figli.

Il ragioniere Foti e Modafferi, già presidente e allenatore del Basket Giarre (foto R. Quartarone)
Il ragioniere Foti e Modafferi, già presidente e allenatore del Basket Giarre (foto R. Quartarone)

«Eri un punto di riferimento, un padre confessore – dicono in tanti –, tutti sapevamo dove trovarti: alla palestra del liceo dalle 15 alle 22, sempre». «Ma è vero che hai rotto un canestro con la testa, mentre concludevi un terzo tempo? – chiede Andrea FioreO era solo una diceria perché avevi la testa dura?» Si susseguono al microfono lo storico presidente giarrese, il ragioniere Foti, i tecnici (Orestano, Privitera, Pappalardo e Borzì), le decine di giocatori intervenuti, tra i quali il cecchino Salvo Parasiliti, la famiglia Patanè e l’intera squadra femminile.

«È emozionante – mi spiega – rivedere i miei ragazzi, è un’immensa gioia. Il mio modo di fare e di essere, l’educazione e il rispetto, il rapporto con le famiglie, tutto questo dimostra un lavoro importante. Ho creato attorno a loro un certo amore, e alcuni dei ragazzi e ragazze si sono sposati fra loro. Sono venuto qui entusiasta, per il loro desiderio di volermi a tutti i costi qui, malgrado i problemi di salute».

giarref85Al microfono si raccontano i successi: una vittoria in casa del Gad Etna, il campionato regionale juniores conquistato, i tornei femminili… «Abbiamo vinto il campionato femminile e maschile – ricorda lui –, ma in Serie C non ho mai preso la squadra, tornando a lavorare con i giovani. Anche a Reggio Calabria succede così: quest’anno ho vinto la Serie D, ma continuo a lavorare e sulle giovanili e nel PGS».

Pietro Modafferi con alcuni dei suoi giocatori intervenuti (foto R. Quartarone)
Pietro Modafferi con alcuni dei suoi giocatori intervenuti (foto R. Quartarone)

È proprio il lavoro giovanile che lo esalta. Anche nel 1982-’83, quando si vinse la Serie D, lui coadiuvò Borzì, ma rimase ufficialmente capo allenatore dedicando più tempo alla cura del vivaio giovani. Dopo l’annata in C2, però, tutto cambiò e alla chiusura della Siace Modàfferi dovette lasciare Giarre. «Ho lasciato con gran dispiacere, dopo dieci anni intensi. La femminile chiuse, ma ci vuole sempre qualcuno che abbia il coraggio di prendere il testimone».

La conclusione, purtroppo, è amara: «Oggi poi la federazione non ci fa più lavorare, tutti quelli che arrivano mettono tasse, anche per noi dilettanti, che non viviamo di basket. Bisognerebbe tornare alle origini, lavorando sui giovani, lasciando le squadre senior a chi ha i soldi».

La sfilata degli ex atleti si conclude davanti a due torte con il loghino della giornata, mentre in tanti protagonisti ricordano altre storie, dalle trasferte ai suicidi in palestra, dai tornei estivi ai campionati giovanili. I tanti giovanissimi presenti sono un seme piantato da Modàfferi, che trent’anni faceva da vero baricentro per la famiglia cestistica giarrese, segnando un’intera generazione.

Roberto Quartarone
Twitter: @rojoazul86

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