Toti e Armando: in campo i fratelli Barbera
vent’anni tra Scarpette rosse e Serie A2

Il maggiore, dalla carriera brevissima ma folgorante: la Ciclope, le finali nazionali juniores e la Serie C… Il minore partì dal CUS, passò dalla Grifone e chiuse con lo Sport Club di Puglisi…

Dalle mani del professor Santo Caponnetto sono passati quasi tutti i cestisti e le cestiste catanesi negli anni cinquanta. Così è stato anche per i fratelli Barbera, Toti (il maggiore) e Armando (il minore), che sono stati scovati, allenati e perfezionati dall’insegnante di educazione fisica e hanno vestito la maglia delle squadre cittadine ai massimi livelli, ai tempi in cui nasceva il mito di Catania “Milano del Sud”. Non c’erano, nello sport, le stesse potenzialità del capoluogo lombardo, ma fu allora che per la prima volta le mitiche scarpette rosse, la super titolata Olimpia Milano, giocò contro una formazione catanese. Per arrivare a questo racconto, però, è necessario fare un passo indietro.

«Ero il pivot della squadra juniores della Ciclope Catania – ricorda Toti, classe 1935 –. Era una squadretta nata dallo Spedalieri: il custode della seconda corte del monastero dei Benedettini, il signor Carrubba, aveva dato le chiavi a me e a qualche compagno di classe per tirare a canestro, senza sapere le regole. Caponnetto si affacciò con due giocatori e ci gridò: “Alt! Vi spiego io come si fa”. Ci diede delle magliette azzurre, qualcuna più scura, altre più chiare, con numeri di colore diverso, e ci insegnò i fondamentali… A noi si unì qualche altro e, dopo un anno di rodaggio, arrivò l’affermazione locale».

In piedi: Reitano, Reito, l’allenatore Caponnetto, Rinaldi, Genovese, Grassia. Accosciati: Monaco, Crisafulli, Sciara, Barbera, Musumeci.

Caponnetto fino a quel momento aveva curato solo la femminile, così gli incroci erano frequenti in un primo momento. «Facevamo delle partitelle – sorride Barbera I –. Ai rimbalzi era difficile andare, a causa dei… corpo a corpo. Quando attaccavano loro, la palleggiatrice aveva una maglietta larga, e si abbassava. Caponnetto diceva di toglierle la palla, ma noi preferivamo guardarla… Non giocammo più contro di loro!»

Secondo Candido Cannavò, che muoveva i primi passi da cronista de “La Sicilia”, Toti Barbera era «un bell’atleta: salta bene sui rimbalzi e la sua freddezza unita alle altre qualità positive, gli promette un buon avvenire». Queste caratteristiche furono necessarie alla Ciclope B per far bella figura al Torneo d’Apertura, il campionato provinciale.

In piedi: l’allenatore G. Avola, Monaco, Sciuto, Lanzafame, Barbera, Mattina, Grasso. Accosciati: A. Avola, Licandro, Mangano, Sciara.

«Il Torneo d’Apertura – prosegue il pivot, buon difensore – era un momento d’incontro per chi faceva pallacanestro. Noi riuscimmo anche a battere i leggendari anziani del Centro Sportivo, fu la meraviglia delle meraviglie! Il campionato era aperto solo alle squadre cittadine; ma in provincia andammo per esempio per un’esibizione a Mineo: eravamo presentati come la “fortissima squadra di Catania” e giocammo su un campo… in salita!»

Intanto gli juniores ciclopini, oggi diremmo gli Under-19, vinsero in scioltezza il torneo locale, superando il CSI. «Poi… truccammo le carte – confessa Barbera I –: gli ex avversari Reitano, Genovese e Musumeci passarono con noi per la fase della Sicilia orientale e dopo aver vinto anche quella fu il turno della finale regionale. L’avversaria era la Gioventù Palermo, squadra del MSI: tutti erano vestiti di nero, avevano anche un pivot di 2 metri, tale Maniscalco, che portava gli occhiali e una protezione che sembrava un radar. Per fortuna avevamo Pucci Reitano, che passò la partita con un piede su quello dell’avversario. Vincemmo 39-38. Al ritorno a Palermo, fummo sconfitti per 40-39, ma passammo perché avevamo fatto meno falli. Mi ricordavo la regola così trascorsi gli ultimi secondi con il pallone fermo sulla linea laterale, lontano dagli avversari. Le finali nazionali si giocarono a Perugia; la mattina dell’8 maggio 1953 l’Olimpia Borletti allenata da Cesare Rubini ci sconfisse per 94-27. Al salto a due contro Cesare Volpato, che avrebbe vinto sei scudetti, ci andò Turi Reito, 160 cm d’altezza: tanto avrebbero preso comunque la palla!»

In piedi: A. Barbera, Strano, Asero, S. Barbera, Pinto. Accosciati: Trovato, Marino, Aloisi.

Dopo le esperienze dei Littoriali e delle finali giovanili del CSI, la Ciclope entrò nella storia come prima squadra catanese a partecipare a una finale nazionale giovanile federale. I protagonisti si chiamavano Reito, Monaco, Genovese, Sciara, Reitano, Grassia, Crisafulli, Rinaldi, Musumeci e Barbera: passarono in blocco al Centro Sportivo, che intanto era stato ammesso alla Serie C. «Non fu un anno glorioso – chiosa Toti –. L’allenatore era Giovanni Avola, ma la squadra andava male così fu richiamato Pippo Mangano, vecchia gloria che non faceva altro che gridare “Cunnutu, passami la palla!” e tirare da ogni lato…» Erano i tempi in cui iniziavano le trasferte eroiche nel Sud Italia. «Per andare a Catanzaro, si passava da Paola e la ferrovia saliva per un tratto – ride Barbera I –: noi scendemmo dall’ultimo vagone e facemmo a gara a chi andava più veloce del treno! Dormivamo sulle reti per i bagagli, con una sbarra di ferro in mezzo alla schiena; in terza classe non si respirava per i fumi del carbone… Erano i tempi in cui si viaggiava anche in 10 in una macchina!»

Toti lasciò dopo quella sfortunata stagione, andò a studiare a Roma dove non proseguì con il basket. Quando, ingegnere laureato, tornò a casa, trovò il CUS Catania ad accoglierlo. «Era una squadra tutta nuova, ma trovai a giocare mio fratello Armando. Ero sovrappeso e lavoravo: fu il mio ultimo anno». Ed ecco che con Totò Trovato e Santi Puglisi c’è anche una guardia 17enne di belle speranze, Barbera II , che era partito dalla fucina di Caponnetto.

«Prima giocavo a pallavolo – ricorda Armando, classe 1941 –, poi mi sono fatto male e sono passato alla pallacanestro. Ero alto 186 cm e passai quasi subito al CUS. Una sera del 1959, l’allenatore veneziano della Grifone, Amerigo Penzo, organizzò un’amichevole contro di noi. Vincemmo 30-24, un punteggio risicato, al buio, o meglio alla luce delle candele. Così fummo promossi in blocco nella squadra della Serie A2».

Armando Barbera durante una partita di Prima Divisione al Cibali

Nei tre anni in cui la formazione etnea militò nella seconda serie, Barbera II fu una presenza fissa. «Ero guardia – si inquadra –, si giocava con una difesa a zona 2-3 o 2-1-2 e in attacco la palla andava solo al pivot Tumino e ai velocisti Trovato e Guarnotta. Difficilmente si poteva tirare, ma comunque mettevo i miei punti a referto. Ricordo 24 ore di trasferta per arrivare a Foggia: rimanemmo fermi sei ore perché una donna aveva abortito in bagno e poi lì perdemmo. Ricordo Pentassuglia, dai modi e dalla voce gentili ma che giocava da Dio! C’era qualche altro avversario bravo a Ragusa e Messina, come Cintioli e Nuccio Fava. Noi li abbiamo comunque battuti».

In piedi Strazzeri, il dirigente Alberti, Di Mauro, Genovesi, Barbera, l’allenatore Puglisi, Sensi, Gerboni. Accosciati Scalisi, Famoso, Carbone, Vitale, Campanelli.

A soli 21 anni, è già tempo di lasciare lo sport per Barbera II: «Dopo la retrocessione, finii la scuola e mi allontanai – riflette –. Gli impegni all’università non mi davano tempo e poi ci rimasi male perché non mi avevano richiamato per l’inizio degli allenamenti e anche per la notizia che qualcuno prendeva dei rimborsi. Ufficialmente, solo Tumino e Guarnotta venivano pagati perché erano di Ragusa e Trapani; si diceva anche che Pippo Grasso avesse diritto a un rimborso perché, essendo atleta, doveva comprare le sigarette!»

Non si concluse però lì l’esperienza di Armando nel basket: «Dopo l’università, fui chiamato dal professore Cazzetta per giocare nella squadra dello Spedalieri, che sarebbe diventata lo Sport Club. Al primo allenamento, i ragazzi facevano l’esercizio del pendolo e io consigliai di passare il pallone a chi correva avanti e indietro. “Ecco il vostro nuovo allenatore!” annunciò il professore, andandosene via. Era stufo di quei ragazzi e lasciò me ad allenarli. Vincemmo due campionati, la Promozione e la Serie D».

Armando Barbera, Toti Barbera, Toti Pignataro (foto R. Quartarone)
Armando Barbera, Toti Barbera, Toti Pignataro (foto R. Quartarone)

Barbera II diventò così il primo allenatore di una squadra che per un decennio sarebbe stata protagonista di primo piano al PalaSpedini. «Santi Puglisi spiega – arrivò dopo e ce ne fece passare di cotte e di crude. In una trasferta in Calabria, con il pubblico a bordo campo, ricevette un insulto e rispose sputando nell’occhio del tifoso. Vincemmo la partita e fummo assediati negli spogliatoi, dovettero salvarci dei carabinieri, ma lui, imperterrito, continuò a litigare con quel tifoso, sputandogli di nuovo dal pullman! Tra i compagni ricordo anche Strazzeri, che giocava bene ma era molto egoista, e Sensi, meno bravo tecnicamente ma con un cuore così, bravissimo ragazzo. Mi diedi poi al tennis e ad altre sciocchezze sportive…»

Il secondo esempio di fratelli vincenti del basket catanese, dopo i fratelli Mangano, presenziò dunque a tre momenti di svolta nella storia della pallacanestro etnea: la prima finale giovanile, la Serie A2 e la nascita dello Sport Club. Oggi si godono la pensione e stanno riallacciando i contatti con gli ex compagni, chissà non si possa arrivare a una grande rimpatriata…

Roberto Quartarone
Twitter: @rojoazul86

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