Rolando Rocchi, il coach che chiuse un’epoca

Già giocatore di Serie A e della Nazionale, allenò lo Jägermeister nel 1981-’82, in una stagione sfortunata: fuori dai play-off per la B per differenza canestri…

Rolando Rocchi
Rolando Rocchi

«È un tecnico di provata esperienza, particolarmente votato ai giovani e questo ce lo ha fatto preferire ad altri. Ha un buon numero di promozioni alle spalle, speriamo che la sua carriera ne abbia riservata una per noi». La presentazione che Totò Trovato fa di Rolando Rocchi è da guru della pallacanestro italiana. Siamo nel giugno 1981, il Gad Etna Catania viene da quattro partecipazioni di fila alla Poule B, la seconda fase del campionato per chi voglia essere promossa in Serie B. Purtroppo, ogni anno si arriva a un passo dal traguardo, senza riuscire mai a raggiungerla: è giunto il momento di puntare tutto su un tecnico che possa prendere il posto di Enzo Molino, che già qualche volta si era voluto defilare e ora ha un sostituto degno di questo nome.

Ala di 186 cm, eccellente tiratore, Rocchi viene da Roma, dov’è nato il 20 aprile 1936. Nella capitale si costruisce una reputazione impeccabile: cresce all’istituto Gioberti, gioca alla Fortitudo, alla Stella Azzurra e infine alla Lazio. Con i nerostellati conquista una promozione in Serie A nel 1954 e nella massima serie rimane fino al 1964. Questi dieci anni gli permettono di farsi notare da Nello Paratore, l’allenatore della Nazionale, che lo porta con sé agli Europei in Bulgaria, nel 1957. In totale, segna 89 punti in 15 partite in Azzurro, niente male. Da allenatore, porta Rieti in Serie B, segue la Lazio, il Bk. Roma, fa un altro salto dalla C con la Fortitudo e la Vis Nova; in mezzo anche una medaglia d’argento alla finale nazionale juniores. Sposato, con due figli, a 45 anni può tentare una nuova avventura.

Rolando Rocchi (LazioWiki)
Rolando Rocchi (LazioWiki)

Con un palmarès del genere, si può parlare di «rilancio del basket catanese», come titola “La Sicilia” nell’agosto 1981. Al Torneo di Nicolosi fervono i preparativi per il campionato: Trovato ha confermato lo zoccolo duro dei catanesi, a cui si aggiungono il campano Gerry Liguori e il romano Riccardo Corbi. Il cartellino di Liguori è del Gad già da una stagione, chiusa con 27 presenze e 380 punti . «Rocchi era di Romaspiega il pivot napoletano, rimasto poi nel Catanese per molti anni –, è stato uno dei migliori, mi è rimasto impresso, ha avuto un ruolo importante nella mia vita». «Una persona squisita, umana sono le parole del lungo, ex Vis Nova e Rieti –. In gamba, conosceva la pallacanestro, era un vero appassionato».

Manca però il playmaker: si pensa prima a Ninni Gebbia, poi sul campetto sull’Etna si esibisce qualcun altro: «Pippo Borzì mi chiese di giocare a un torneo estivo nel 1981 – ricorda Pippo Famoso –. Mi vide Rolando Rocchi, una persona eccezionale, il nuovo allenatore del Gad Etna che aveva portato Liguori e Corbi: “Cerchiamo un playmaker quando ce l’abbiamo già a Catania: perché non giochi con noi?” Ero deciso a dire di no, ma alla fine accettai». Famoso, ex grande avversario del Gad Etna, si ritrova dunque dall’altra parte della barricata.

Rolando Rocchi nel 1963 (LazioWiki)
Rolando Rocchi nel 1963 (LazioWiki)

Il resto della squadra è presto fatto: in quintetto ci sono anche il cecchino Enzo Calì, che ha messo alle spalle un brutto periodo ed è tornato a crivellare le retine, e l’ala Santino La Fauci, un fuoriclasse che avrebbe poi trovato il palcoscenico che meritava a Ragusa e Reggio Calabria; hanno un buono spazio anche Giuseppe Nicolosi, altro elemento solido sotto canestro, e Alberto Calì, esterno maturato dopo anni di gavetta, e tanti giovani sono pronti all’uso: Anastasi, Aretino, Carbone, Giuffrida, Leonardi, Taormina e S. Vaccino. «Visto il suo passato, qualcuno avrebbe voluto che anche Rocchi giocasse… ma era troppo anziano!», scherzava Trovato.

Lo sponsor è ancora Jägermeister, ma la Serie C1 non propone più le Poule per il salto di categoria: le prime quattro fanno i play-off, le altre sono tagliate fuori. C’è Marsala ambiziosa, le due messinesi e Palermo che promettono battaglia, ma senza dubbio Catania è tra le favorite. Tutti gli elementi nel roster hanno spazio: «Non faccio differenze per nessuno – puntualizza Rocchi –, ci sono dei ragazzi molto giovani che ho messo in campo senza pensarci due volte». Così vengono svezzati uno dopo l’altro Davide Aretino, Giovanni Leonardi e Salvo Taormina. «Era una bravissima persona – sono le parole di Taormina, che Rocchi riesce a plasmare -, un grande».

«Rocchi era una persona molto socievole, molto in gamba ricorda Leonardi, che aveva iniziato appena un anno prima con l’Endas Lowenthal –. Per noi più che un allenatore era uomo, che teneva il gruppo. Da un punto di vista tecnico non l’ho potuto conoscere bene, perché ero in un’età in cui stavo crescendo e non valutavo le capacità tecniche dell’allenatore. Ognuno di noi, la gente della mia stessa età, considerava l’allenatore un capo, non si discuteva. Rolando Rocchi era uno che ha creato un buon gruppo e un buon ambiente».

Lo Jägermeister Catania nel 1981-'82. In piedi il viceallenatore Pino Cannì, l'allenatore Rolando Rocchi, Santi La Fauci, Enzo Calì, Mario Giuffrida, Giovanni Leonardi, Riccardo Corbi, Gerry Liguori. Accosciati Alberto Calì, Davide Aretino, Pippo Famoso e Salvo Taormina.
Lo Jägermeister Catania nel 1981-’82. In piedi il viceallenatore Pino Cannì, l’allenatore Rolando Rocchi, Santi La Fauci, Enzo Calì, Mario Giuffrida, Giovanni Leonardi, Riccardo Corbi, Gerry Liguori. Accosciati Alberto Calì, Davide Aretino, Pippo Famoso e Salvo Taormina.

La brutta sconfitta a Marsala caccia indietro gli etnei già dopo cinque giornate. Sono complici gli infortuni che colpiscono gli elementi migliori e il rendimento altalenante di altri elementi. Soprattutto Corbi, tra i giocatori più attesi, gioca con discontinuità per una lussazione della spalla mai del tutto guarita. «La sfortuna ci perseguita, in questa settimana abbiamo dovuto rallentare il ritmo degli allenamenti, avendo una squadra acciaccata», dice Rocchi dopo la vittoria di misura su Procida.

Il rendimento migliora sul finire del girone d’andata e così il quarto posto è agganciato proprio all’11ª giornata. Eppure ancora non si trova la quadratura del cerchio. «Questa squadra rappresenta un enigma – si rammarica Rocchi –. I giocatori non hanno la mentalità da leader, si accontentano, vivono alla giornata. Riesco a tenerli sotto pressione per tutta la settimana, poi in partita è tutta un’incognita». L’incognita rimane fino all’ultimo: non basta la doppia vittoria sull’Amatori Messina, né quella su Palermo, perché ai play-off si qualifica il Monte di Procida per differenza punti sui catanesi. Una beffa incredibile. «Rolando Rocchi non fu particolarmente fortunato quando venne a Catania», ammette Enzo Calì.

Rolando Rocchi (Pallacanestro)

Il colpo è durissimo. Rocchi va via, sostituito da Pippo Strazzeri, a cui toccherà la prima squadra del dopo-Jägermeister, destinata alla retrocessione. L’allenatore romano trova un ingaggio a Terni, poi deve fermarsi. Un male incurabile lo porta via in pochi mesi, il 19 settembre 1983. «Cordiale, buon amico di tutti, dalla panchina riusciva a guidare il Gad Etna con oculatezza e capacità; a lui il merito di aver lanciato molti giovani del vivaio catanese», scrive il quotidiano locale per salutare uno sfortunato allenatore rimasto troppo poco a Catania.

Roberto Quartarone
Twitter: @rojoazul86

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