Europei di basket: Istanbul 1959
Il ricordo di … Claudio Velluti

 

Atleta di salto in alto e cestista, giocò con l’Olimpia Milano e a Cagliari… È stato poi ortopedico e intraprese la carriera universitaria…

Claudio Velluti, nato a Cagliari il 15 aprile del 1939, divise il suo iniziale amore per lo sport tra basket e atletica leggera. Nel salto in alto fu il secondo italiano a superare i due metri, mentre il prof. Paratore cominciava a fargli la corte per la sua Nazionale. Una bigamia che si trasformò in dilemma (e poi in beffa!), perché alle Olimpiadi di Roma del ’60 aveva solo da scegliere tra le due competizioni: rinunciò lui al torneo di basket, ma dal concorso del salto in alto (dove si sentiva più gratificato) restò fuori all’ultimo momento. Lasciò la Sardegna nel ’59 per essere accolto nelle nobili file del Simmenthal Milano, dove vinse due scudetti in tre stagioni. A Cagliari giocò ancora tredici anni, con la soddisfazione di portare la Brill in serie A, ma sempre più impegnato dalla professione di ortopedico che lo accompagnò fino all’apice della carriera universitaria.

Velluti con la maglia del club milanese.

 

“Gli Europei di Istanbul li ricordo come il mio primo impegno importante con la maglia della Nazionale. Le partite si disputavano ancora all’aperto, e mi viene ancora da sorridere pensando a quella contro l’Unione Sovietica, che perdemmo come da pronostico, ma praticamente senza giocare a basket… Il parquet montato al centro dello stadio era quanto mai scivoloso per una recente pioggia e per l’umidità che veniva dal mare del vicino Bosforo; si faceva fatica anche a stare in piedi! A un certo punto mi rivolsi a Paratore, e gli dissi se potevo giocare scalzo; ci provai, e ci provarono anche tutti gli altri giocatori in campo, ma non cambiò nulla; dopo un po’ rimettemmo le scarpette…”.

Claudio Velluti (dal museo del basket Milano)

“Un’altra partita che mi è rimasta impressa nella memoria è quella contro la Jugoslavia, che purtroppo valeva solo per la consolazione del nono posto. In campo per loro c’era un tale Korac, che ci faceva canestro come voleva (e infatti risultò il miglior marcatore del torneo). A un certo punto il prof. Paratore, spazientito, mi mise in campo dandomi il semplice ordine di non farlo segnare… Cosa dovevo fare? Lo picchiai in tutte le maniere, ma riuscii a malapena a disturbarlo un po’. Alla fine vinsero loro, di due punti…”.

“Comunque per un ventenne come me fu una esperienza eccezionale sotto tutti i punti di vista. A Istanbul, tra l’altro, mi portai i libri da casa, perché ero iscritto al secondo anno di Medicina, e avevo da preparare un esame. Studiavo in stanza, o anche nella hall dell’albergo Pera Palace (ricordo ancora il nome!), mentre Enrico De Carli allietava la compagnia suonando con un pianoforte a coda; era un oriundo brasiliano, tipo eclettico, molto simpatico…”.

a cura di

Nunzio Spina

 

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