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Santi Puglisi, e il premio che gli spettava!

Il “Professore” catanese che ha insegnato il basket da Trieste in giù riceve l’Oscar del basket per la carriera: 58 anni per la pallacanestro…

Santi Puglisi è nato a Catania il 10 dicembre del 1940. Domani riceverà il “Premio Reverberi” alla carriera: 58 anni di basket (e di successi) nei ruoli di giocatore, allenatore e dirigente.

L’ultima immagine pubblica che ci aveva lasciato – intensa e un po’ melanconica – era quella di una conferenza stampa della società del Basket Brindisi (ennesima tappa del suo lungo viaggio professionale), nella quale annunciava l’addio alla pallacanestro. Primavera del 2013; affidato al motore indiscreto di youtube, il filmato aveva fatto il giro del web, solleticando i ricordi e toccando il cuore di quanti, da Trieste in giù (è proprio il caso di dirlo!), avevano condiviso con lui esperienze di sport e di vita.

Il Professore Santi Puglisi, catanese purosangue, protagonista polivalente dell’universo cestistico (giocatore, allenatore, dirigente, con notorietà e glorie progressivamente crescenti), uomo di pelle dura come lui stesso amava definirsi, in quella occasione aveva un nodo alla gola che proprio non ne voleva sapere di sciogliersi. “Avrei voluto cavarmela con un semplice comunicato, ma il mio presidente ha voluto convocare voi giornalisti per costringermi a una dichiarazione ufficiale. Ebbene, vi voglio dire in poche parole che dopo…”, e subito la voce rotta dalla commozione! Occhi lucidi, sorriso per mascherare. “Scusate! Dicevo, dopo… cinquantotto anni…”, altra interruzione, il nodo sempre lì, un sorso d’acqua per cercare di mandarlo giù e recuperare fiato. “Faccio un altro tentativo – si scherniva a un certo punto – altrimenti lascio perdere! Allora, dopo cinquantotto anni di basket… dal ’55 al 2013…”, e stavolta via, tra un inciampo e l’altro, a raccontare che aveva fatto il giocatore fino al ’63, l’allenatore fino all’89, il dirigente fino all’età di 73 anni. “Ma non lascio il basket – teneva a precisare – perché adesso farò lo spettatore…”.

Un’uscita di scena più adatta al personaggio non poteva esserci. Discreta, sincera, senza sbandierare altro che la sua grande passione e la fortuna di essersi imbattuto in persone che lo avevano aiutato a raggiungere certi traguardi. “Ciao Santi!”, “Grazie Professore!”: chissà quante persone, e da quante parti d’Italia, avrebbero voluto essere là in quel momento – e non davanti a un computer – per pronunciarle davanti a lui queste parole, salutarlo ed esprimergli riconoscenza!

L’addio al basket nel 2013, dopo cinque anni di direzione sportiva a Brindisi.

Sarebbe definitivamente calato così il sipario, se qualcuno non avesse pensato che a questo interprete del basket italiano – dalle grandi capacità, coperte dal velo della modestia – era doveroso quanto meno regalare un applauso in più. O meglio ancora, un premio accompagnato da un applauso! Ed ecco, come giusto risarcimento, il “Premio Reverberi”, che annualmente viene assegnato a varie figure professionali particolarmente distintesi nell’ambiente cestistico. Premio patrocinato da FIP e Lega Basket, e riconosciuto anche a livello internazionale. Santi Puglisi è risultato, nella edizione 2016, il vincitore della categoria riservata alla “carriera”. Eh sì Professore, il sipario si è riaperto; anche se per poco, le toccherà tornare sul palcoscenico!

Il premio verrà ritirato domani, 20 febbraio, nella sala del Municipio del piccolo comune di Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, città di origine di Pietro Reverberi, vecchia gloria come arbitro internazionale. Il premio, noto anche con l’eloquente appellativo “Oscar del basket”, è giunto ormai alla sua trentunesima edizione, e nella sua affollata galleria annovera personaggi del calibro di Danilo Gallinari e Luigi Datome (tra i giocatori in attività), di Simone Pianigiani (tra gli allenatori), di Giorgio Armani (tra i dirigenti), di Flavio Tranquillo (tra i giornalisti). Per non parlare proprio della categoria riservata alla carriera, dove Santi Puglisi si ritrova come illustri predecessori gli ex cestisti azzurri Renato Villalta, Aldo Ossola, Marco Bonamico, Ario Costa.

La Commissione di giuria ha emesso il suo verdetto nello scorso mese di novembre. A leggere i nomi degli eletti, la ribalta si presenta di lusso anche stavolta. Amedeo Della Valle (beniamino della squadra di casa, la Pallacanestro Reggiana), come miglior giocatore; Cecilia Zandalasini (scudettata con Schio), miglior giocatrice; Maurizio Buscaglia (coach di Trento), miglior allenatore; Dino Seghetti, miglior arbitro; Paola Ellisse di Sky, miglior giornalista. Tra i numerosi premi speciali, quello assegnato all’ex giocatore lituano, Rimas Kaukenas, premio “Basket e solidarietà” per il suo impegno nel sociale.

Puglisi, il primo in piedi da sinistra, con la Nazionale vincitrice dell’oro europeo a Nantes, nel 1983 (da Conoscere il basket).

Il nostro Santi Puglisi in questa galleria! Per raccogliere le sue reazioni, e scavare un po’ nei suoi sentimenti, lo abbiamo raggiunto a Fano, la città natale della moglie Rosella (oltre che dei figli Francesca e Salvatore), dove da anni ormai ha deciso di ritirarsi stabilmente, dopo il suo incessante girovagare dal sud al nord della Penisola e viceversa. Dalla costa ci ha invitato a seguirlo in macchina per qualche chilometro nell’entroterra, fino a un rustico di campagna che ha fatto magnificamente ristrutturare. La vista sulle placide colline marchigiane, col mare laggiù all’orizzonte, è di quelle che “vigore e pace al cor infonde”, pure in una giornata grigia come quella che ci è capitata per il nostro incontro. “Questo è il mio eremo – sospira compiaciuto –; salgo qui quasi tutti i giorni, mi dedico all’orto, vado in bici, e poi leggo, tantissimo! Insomma faccio tutte quelle cose che per il mio lavoro ho dovuto trascurare; fino a qualche tempo fa imbracciavo ancora il fucile da caccia… Ogni tanto si riunisce qui tutta la famiglia, e con i miei tre nipoti è una gran festa…”.

E il basket? Sì è vero, non lo ha lasciato. “Seguo ancora tutto con grande interesse; Internet mi aiuta a tenermi aggiornato, consulto rassegne stampa e statistiche… Ogni fine settimana assisto in TV ad almeno quattro partite, e quando Pesaro gioca in casa sono là in tribuna…”. Uno spettatore, insomma, come aveva promesso di diventare. Questo premio piombatogli addosso a più di tre anni dal suo ritiro sembra quasi avere disturbato un po’ la bucolica quiete delle sue giornate. Di sicuro, lo ha colto di sorpresa.

Di spalle, con la tuta dell’Italia, impegnato in un reclutamento per le Nazionali giovanili (da Conoscere il basket).

Non me l’aspettavo proprio. Per un attimo ho pensato che volessero dare un premio alla memoria, e non alla carriera…!”. La battuta non se la lascia sfuggire, ma è solo una maniera per non farsi trascinare dall’emozione. “A parte gli scherzi, mi ha fatto molto piacere ricevere la notizia (avuta tra l’altro da amici che si complimentavano con me, dopo averla letta sui giornali). Si tratta di un riconoscimento importante, sarò proprio orgoglioso di andare a ritirarlo di persona…”.

Già, premio alla carriera! Perché quando si vive la bellezza di 58 anni in uno sport e per quello sport, si lavora sempre seriamente e con massima dedizione, si inseguono ambizioni in silenzio e si ottengono risultati senza alzare il tono della voce, non si può che premiare tutto, dall’inizio alla fine; la carriera appunto! “Son partito da Catania, dove sono nato e cresciuto…”, aveva ricordato in quel nostalgico addio nella conferenza stampa di Brindisi. “Ho girato tante città: Roma, Mestre, Trieste, Reggio Calabria; poi Pesaro, Bologna, e per ultimo Brindisi… Partenza e arrivo al Sud, coincidenza emblematica!”. Un itinerario da girovago, letto così. In realtà, un percorso di continua affermazione professionale; ogni tappa una scelta precisa, un obiettivo da inseguire e un programma da rispettare.

Giocatore, allenatore, dirigente. Nell’impersonare i tre diversi ruoli, non è mai venuto meno ai suoi principi, basati sull’impegno, lo studio, il desiderio di migliorarsi sempre, anche il coraggio di affrontare certe sfide. Come quando Valerio Bianchini lo volle con sé, in veste di aiuto, alla Stella Azzurra di Roma, invitandolo a lasciare la sua Catania e il suo Sport Club; o come quando lo chiamarono in Nazionale al fianco di coach Sandro Gamba, affidandogli anche il settore giovanile. E che dire delle avventure da general manager? Quella di Brindisi per esempio, tanto per citare l’ultima in ordine di tempo: doveva accettare di guidare una società che, essendo del Meridione, avrebbe trovato montagne da scalare per tornare in alto, impresa che poi è riuscita a compiere.

1969, Pasqua dell’atleta al PalaSpedini di Catania. Il Professore Puglisi assieme ai suoi ragazzini del Centro Addestramento Olimpia.

Noi di Basketcatanese gli avevamo già dedicato una intervista – in tempi non sospetti… di premio – invitandolo a ripercorrere i momenti più significativi della sua epopea cestistica. Quelli catanesi, soprattutto; con gli esordi da giocatore e la sua militanza nella Grifone di Amerigo Penzo (anni a cavallo tra i cinquanta e i sessanta); e poi la sua iniziale esperienza da allenatore, reclutando qua e là ragazzini dalle scuole, se non dalla strada, costruendo da solo una squadra, lo Sport Club, che partendo dalla Promozione era destinata in pochi anni ad arrivare alle soglie della serie B. Sogni diventati illusioni, e poi svaniti di colpo con quella famosa chiamata da Roma, per lui benedetta quanto infelice per chi ai piedi dell’Etna restava.

Poi la scalata dei successi, uno dietro l’altro. “Sì mi sono preso non poche soddisfazioni, come vice di Bianchini prima e poi di Massimo Mangano a Mestre, e anche come allenatore capo a Trieste e a Reggio Calabria. Le gioie più belle, sicuramente, le ho assaporate con i colori azzurri della Nazionale. Metto al primo posto l’oro all’Europeo di Nantes nell’83 e la partecipazione alle Olimpiadi di Los Angeles dell’anno dopo; ho un bel ricordo anche delle vittorie riportate con le varie Nazionali giovanili…”. Nella motivazione del premio che gli verrà consegnato, sarebbe bene sottolineare come il professore Puglisi sia stato uno dei pochi (chissà se l’unico) ad avere allenato tutte le categorie, a tutti i livelli e su qualsiasi campo: dal minibasket agli allievi, dagli juniores alla prima squadra, dalla Promozione alla serie A, dai campetti all’aperto alle arene delle maggiori manifestazioni internazionali. Il che vuol dire gavetta, farsi da solo, inseguire una conquista dietro l’altra.

Tenacia e spirito di sacrificio si erano forgiati a Catania (e questa rivendicazione ce la prendiamo tutta), quando al Palazzetto di Piazza Spedini trascorreva le sue lunghe mezze giornate, dalle due del pomeriggio alle undici di sera, incastrando un turno di allenamento dietro l’altro, iniziando con i bambini del Centro Olimpia e finendo con i grandi della prima squadra, senza un attimo di tregua (anzi, raccomandava a tutti di arrivare puntuali e di corsa, così non si doveva perdere tempo col riscaldamento!). Il custode Valenti, che qualche volta si era fatto attendere all’orario di apertura, gli aveva a un certo punto consegnato le chiavi dell’impianto, pur di non sentirlo più lamentarsi…

Capo allenatore a Reggio Calabria, nella stagione ’86-’87 (da ReggioaCanestro.it).

Che quell’uomo da palestra, sempre in tuta e scarpette (non a dirigere un allenamento, ma a viverlo con i suoi ragazzi, dimostrando personalmente gli esercizi, correndo sul campo se era il caso), che quell’uomo potesse un giorno mettersi a sedere su una sedia, giacca e cravatta, a fare il dirigente, beh, nessuno lo avrebbe mai immaginato, forse neanche lui! Eppure, l’attore di teatro cestistico Santi Puglisi si è calato anche nei panni di questo personaggio, trovando ancora una volta il consenso del pubblico. Sei anni di general manager a Pesaro, ben undici a Bologna sponda Fortitudo, prima degli ultimi cinque a Brindisi. Delle promozioni non parliamo, ma delle finali scudetto sì: sono tre a Pesaro, addirittura nove a Bologna in undici stagioni. “Il titolo tricolore è stato vinto tre volte, ma dodici finali scudetto costituiscono un record che finora nessun altro collega dirigente, in epoca di play-off, è riuscito a raggiungere. Mi concedete di fare risaltare questo dato statistico?”.

 

Sì Professore, glielo concediamo; questo e altro, ci mancherebbe… Vada, vada su quel palcoscenico a prendersi il premio e l’applauso che si merita. Il basket italiano aveva un debito da saldare con lei; Catania un’altra fetta di orgoglio da assaporare!

E mi raccomando: prima di pronunciare il solito discorsetto di ringraziamento, beva un sorso d’acqua e lo mandi giù quel nodo che potrebbe tornargli in gola. La prego, non ci faccia commuovere anche stavolta!

 

 

Nunzio Spina

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