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Europei di basket: Napoli 1969
Il ricordo di… Massimo Cosmelli

 

Il vicecapitano della squadra… La delusione del piazzamento finale di fronte al pubblico caloroso…

Massimo Cosmelli con la maglia della Nazionale.

Massimo Cosmelli è nato a Rosignano Marittimo (LI), il 6 agosto 1943. Cresciuto nel fertile vivaio di Livorno, dove conquistò un titolo nazionale juniores nel ’61 a spese del Simmenthal Milano (31 punti per lui in quella finale), giocò in serie A assieme al fratello Maurizio, più grande di tre anni, nella prima squadra della città, la Libertas. Nel ’65 il passaggio alla Virtus Bologna, cinque stagioni, buoni piazzamenti; poi un anno a Milano, sponda All’Onestà, due a Udine, tre a Siena, prima del ritorno a Livorno, dove è passato dal campo alla poltrona di general manager. In quest’ultimo ruolo vanno ricordate soprattutto le tredici stagioni con la Scavolini Pesaro, illuminate da due scudetti e due Coppe delle Coppe. Play-maker di 1,80, il suo gioco si è via via trasformato da finalizzatore (arresto e tiro, entrata veloce) a regista (assist ai lunghi, difesa). Esordio in Nazionale con Paratore ai Giochi del Mediterraneo del ’63 (oro a Napoli); da allora una presenza quasi costante fino al ’71 (cinque Europei, due Mondiali e l’Olimpiade del ’68), entrando nel frattempo nella corte di Giancarlo Primo.

“Insieme a Recalcati, Masini, Jessi e Bovone, fui tra i pochi dell’era-Paratore, conclusasi poco felicemente l’anno prima a Città del Messico, a essere inserito nella nuova Nazionale di Primo. Mi vidi assegnato anche il ruolo di vicecapitano… Possiamo dire che l’Europeo di Napoli fu un po’ lo spartiacque tra due epoche, ma anche tra due diverse concezioni della pallacanestro, più votata alla fase difensiva – come è a tutti noto – quella di Primo. Personalmente, credo di essermi adattato bene a questo nuovo corso…”

Cosmelli all’Europeo di Napoli, in una contesa sotto canestro nella partita contro la Spagna.

“Peccato che l’occasione di giocare la prima volta gli Europei in casa capitò nel momento in cui la squadra, molto rinnovata, non aveva ancora fatto in tempo a trovare una sua personalità. Eppure sarebbe bastato un niente per arrivare al podio… Le sconfitte rimediate con Polonia e Cecoslovacchia, entrambe di un solo punto, gridano ancora vendetta. Pensate che in una delle due partite (credo la seconda) ci fu nel finale un mio tiro dalla distanza che fu talmente preciso da entrare nel canestro senza toccare il ferro, per essere però sputato fuori dalla retina, che era un po’ stretta… Incredibile!”

“Il sesto posto ci lasciò abbastanza delusi, e ci dispiacque soprattutto per il pubblico di Napoli, che era stato calorosissimo come sempre. Rimanemmo delusi anche da come la stampa maltrattò Giancarlo Primo, reo di avere inserito troppi giovani (che poi sarebbero stati i protagonisti dei successi futuri!). Del resto al prof. Paratore – che per me è stato un vero padre cestistico, con la sua sapienza tecnica e la sua umanità – non avevano risparmiato critiche per essersi troppo affezionato ai suoi senatori… Erano i tempi in cui alla Nazionale italiana non era permesso andare al di sotto del quarto posto, e quindi ogni tipo di accusa colpiva facilmente nel segno…”.

a cura di

Nunzio Spina

 

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