Europei di basket: Belgrado 1975
Il ricordo di… Vittorio Ferracini

 

Una medaglia per “Toio”… Un gruppo molto affiatato, senza individualismi… Il Maresciallo Tito a festeggiare in tribuna… 

Toio Ferracini: in Nazionale ha disputato cinque Europei e un Mondiale.

Vittorio Ferracini è nato a Pordenone, l’8 novembre del 1951. Già a 16 anni venne reclutato dalle giovanili dell’Olimpia Milano, ma la sua affermazione in prima squadra arrivò qualche anno più tardi, dopo essere andato in prestito al Petrarca Padova e alla Virtus Bologna (che lo avrebbe volentieri trattenuto). In dieci stagioni con l’Olimpia ha conquistato una Coppa Italia e uno scudetto (con le sigle, rispettivamente, Cinzano e Billy), oltre al record del maggior numero di rimbalzi offensivi nella storia della società, di cui divenne un vero beniamino, col nomignolo “Toio”. Giocò ad alti livelli fino a 36 anni, dopo aver messo la sua esperienza al servizio della Benetton Treviso e della Fortitudo Bologna. Centro di 2 e 05, era un gran combattente in campo, con ottime capacità di difensore e di piazzamento a rimbalzo; e col tempo affinò anche il suo tiro dalla media distanza. A farlo esordire in Nazionale, agli Europei del ’73, fu Giancarlo Primo che lo riconfermò nelle successive quattro edizioni; nel suo considerevole curriculum azzurro, anche un Mondiale e un altro Europeo nell’era di Gamba.

Belgrado ’75 è la manifestazione che ricordo con maggior piacere, non foss’altro perché è stata l’unica nella quale ho avuto la soddisfazione di vincere una medaglia con la Nazionale maggiore. Probabilmente è stata anche quella in cui, a livello personale, ho avuto il rendimento migliore in campo… Io ero ancora in una fase di crescita nel gioco, e devo dire che Giancarlo Primo, che mi conosceva già dai tempi delle rappresentative giovanili, è stato molto importante a tal proposito… In quella occasione ero il cambio naturale di Meneghin, e cercavo di rendermi utile in tutte le maniere, soprattutto in difesa, proprio come piaceva al nostro coach…”.

Belgrado ’75. Ferracini si libera del diretto avversario Rullan nella partita vittoriosa contro la Spagna; seguono l’azione Serafini e Meneghin (da Giganti del basket, n° 7, 1975).

“Le più belle partite, secondo me, le abbiamo disputate contro l’Unione Sovietica e contro la Spagna. La prima l’abbiamo persa di soli quattro punti, e dall’altra parte c’era gente come i due Belov, Salnikov, e soprattutto Zarmuchamedov, un pivot che io ammiravo tanto, e già il solo giocarci contro (e segnando anche 9 punti, n.d.r.) era per me motivo di soddisfazione… La seconda la vincemmo alla grande, vendicando così la sconfitta che gli spagnoli ci avevano inflitto agli Europei precedenti: lì capimmo che il bronzo era alla nostra portata…”.

“Il nostro era un gruppo molto affiatato, giocavamo tutti per la squadra, nessuno di noi si lasciava andare a individualismi; e poi devo dire che ci sentivamo molto protetti dal nostro allenatore Primo, che in più di un’occasione si prendeva lui le critiche pur di difenderci… Alle spalle dei due squadroni Jugoslavia e URSS, la lotta con le altre squadre era serratissima, e raggiungere il podio era davvero un’impresa!”.

“Quella volta ci riuscimmo, e fu davvero un risultato straordinario, almeno per me… Anche perché lo avevamo raggiunto in una terra, quella slava, che veramente in quel periodo rappresentava la massima esaltazione del basket europeo. Ricordo ancora la partecipazione e l’entusiasmo del pubblico di Belgrado, che accompagnò la squadra di casa alla conquista del suo secondo oro… C’era anche il Maresciallo Tito a festeggiare in tribuna e a godere di questo exploit, che per loro forse andava al di là del semplice valore sportivo…”.    

 

 

a cura di

Nunzio Spina

 

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