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Europei di basket: Praga ’81
Il commento del coach… Sandro Gamba

Una squadra che arriva all’Europeo stremata da due anni di fatiche… «Ragazzi encomiabili, impossibile ripetere Mosca»…

 

Sandro Gamba ha esordito sulla panchina della Nazionale, come capo allenatore, alle Olimpiadi dell’80, a Mosca; l’anno dopo, il suo primo Europeo, a Praga.

Sandro Gamba ha iniziato la sua carriera da allenatore nel 1965 con l’Olimpia, la squadra della sua città, con la quale aveva conquistato ben dieci scudetti da giocatore. Nel suo nuovo ruolo, i successi non si sono fatti attendere: tre scudetti, due coppe delle Coppe e una Coppa Italia tra il ’65 e il ’72. Passato sulla panchina dell’Ignis Varese, la musica non è cambiata: altri due scudetti e, soprattutto, due Coppe dei Campioni. Nel ’77, con la voglia di rimettersi in gioco (e di sfidare sé stesso), è sceso in A2 con l’Auxilium Torino: subito la promozione in A1, poi due belle stagioni, culminate coi play-off. È quindi cominciata la sua (prima) avventura in Nazionale. Esordio alla grande alle Olimpiadi di Mosca dell’80, con una sorprendente medaglia d’argento; l’anno dopo, il suo primo campionato europeo da capo allenatore, a Praga.

“In quel maggio dell’81, la squadra è arrivata all’appuntamento europeo di Praga in condizioni di forma precarie. Diciamo pure che i giocatori erano stanchissimi per le fatiche di due lunghi anni, in cui gli impegni di campionato e quelli della Nazionale (compresa la qualificazione olimpica e poi l’Olimpiade di Mosca) non avevano praticamente dato tregua. Io ho avuto davvero pochissimo tempo a disposizione per preparare la squadra, e ho sicuramente commesso un errore: quello di voler forzare la mano negli allenamenti, per cercare di recuperare; ho solo ottenuto, invece, di aggiungere un ulteriore stress, fisico e mentale… Queste cose le ammisi già allora, in una conferenza stampa convocata alla fine del torneo…”.

Sandro Gamba (da Conoscere il Basket)

“E comunque siamo arrivati quinti! Devo dire che allora i ragazzi sono stati davvero encomiabili per l’impegno che hanno messo in campo, nonostante tutto… Pretendere di ripetere la prodezza di Mosca era eccessivo: contro l’Unione Sovietica di Valters, di Tkacenko, di Bjelostiennyi, sarebbe stato in ogni caso difficile avere la meglio; idem contro la Jugoslavia di Cosic, Dalipagic e Kicanovic… Forse potevamo fare qualcosa di più con la Cecoslovacchia, ma batterli in casa loro sarebbe stata un’impresa… Direi che l’unica partita in cui abbiamo davvero deluso è stata quella con la Spagna: quanti errori, soprattutto nei tiri liberi, potevamo stare là fino all’indomani senza metterne uno dentro… E dire che abbiamo perso di un solo punto!”:

a cura di

Nunzio Spina

 

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