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Europei di basket: Stoccarda ’85
Il commento del coach… Sandro Gamba

«Oltre le più rosee previsioni»… «Peccato aver incontrato gli in semifinale l’Unione Sovietica»…

 

Dopo l’argento olimpico di Mosca ’80 e l’oro europeo di Nantes ’83, a Sandro Gamba non sarebbe dispiaciuto di completare la sua raccolta di medaglie con un bronzo, alla guida della Nazionale. Ci provò all’Olimpiade di Los Angeles ’84, dove si presentava quasi con la stessa formazione che aveva trionfato l’anno prima in Francia: finì con un quinto posto e qualche recriminazione. L’obiettivo fu centrato al secondo tentativo, negli Europei di Stoccarda dell’85. Gamba sapeva che per lui sarebbe stato anche l’ultimo, avendo già deciso di tornare sulla panchina di un club: per il basket italiano fu un’altra pagina storica.

Sandro Gamba con la medaglia di bronzo di Stoccarda ’85. Si chiude così il suo primo capitolo sulla panchina della Nazionale, dopo l’argento olimpico di Mosca’ 80 e l’oro europeo di Nantes ’83 (da Giganti del basket, n° 7/8, 1985).

“A Stoccarda siamo andati oltre le più rosee previsioni! Mi trovai praticamente a reinventare una Nazionale, perché non c’era più Meneghin, e con lui anche Caglieris e Bonamico. All’ultimo momento, poi, ho dovuto rinunciare ad Antonella Riva, che cominciava a essere il nostro miglior tiratore, e con la regola dei tre punti introdotti proprio in quel torneo avrebbe potuto essere determinante… Diciamo pure che nella formazione non c’erano tutti uomini di alta classe, e per questo siamo stati un po’ sottovalutati; sul piano atletico, però, abbiamo lavorato benissimo, e in campo siamo riusciti ad aggredire gli avversari, secondo quello che era il mio ideale di gioco… Il primo posto nel girone di qualificazione si spiega così…”

“Peccato esserci imbattuti già in semifinale con l’URSS, che era di gran lunga la squadra più forte, mentre la Jugoslavia stava attraversando un periodo di crisi… Contro i sovietici stavamo rimediando una delle sconfitte più umilianti della storia, trentatré punti sotto alla fine del primo tempo! Ricordo che nell’intervallo entrò nello spogliatoio anche il presidente Enrico Vinci a far sentire la sua presenza… Io stetti in silenzio in un angolo, poi quando restai solo con i giocatori presi una sedia e la scaraventai contro una parete… Un gesto eccessivo, certo, ma ebbe l’effetto che al rientro i miei giocatori sembravano trasformati; perdemmo sì, ma recuperando più della metà dello svantaggio; fu la scossa che ci caricò per la finale per il bronzo…”.

“Ci toccava affrontare ancora una volta gli spagnoli, come avversari, e ormai noi eravamo diventati la loro bestia nera… Ne venne fuori un’altra battaglia, riuscimmo a limitare le iniziative dei loro forti tiratori, e alla fine arrivò la medaglia… Io avevo già deciso di lasciare la Nazionale: è stato il miglior regalo che avrei potuto ricevere per quello che allora avevo considerato un addio…”.

 

a cura di

Nunzio Spina

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