Europei di basket: Stoccarda ’85
Il ricordo di… Romeo Sacchetti

«Il bronzo che mi mancava!»… L’inizio del dopo Meneghin… La carica dopo la telefonata della moglie…

Meo Sacchetti, qui con la medaglia d’oro di Nantes, ha vestito la maglia azzurra in due Europei, due Olimpiadi e un Mondiale.

Romeo Sacchetti è nato ad Altamura, in provincia di Bari, il 20 agosto 1953. Novara è stata la sua culla cestistica, Asti la palestra della sua maturazione. Alla ribalta del basket nazionale giunse col Gira Bologna, sponsorizzato Fernet Tonic, dove rimase tre stagioni. Poi il ritorno in Piemonte, a Torino, nella società Auxilium, con la quale approdò ai play-off scudetto in cinque stagioni su cinque. L’ultimo trasferimento, a Varese, ebbe una durata più lunga, otto anni, nel corso dei quali continuò a collezionare play-off scudetto oltre che finali di Coppa Korac e Coppa Italia, senza riuscire ad agguantare il titolo. Alto quasi due metri, un fisico massiccio, poteva definirsi un vero jolly, in grado di adattarsi a tutti i ruoli, sia vicino che lontano da canestro. Il suo esordio in Nazionale, voluto da Gamba (già suo allenatore a Torino) fu bagnato dall’argento olimpico a Mosca. Seguirono due Europei (entrambi col podio), un’altra Olimpiade e un Mondiale. Fermata bruscamente la sua carriera da un grave infortunio, già da vent’anni ha intrapreso quella di allenatore, coronata dalla conquista di uno scudetto, due Coppe Italia e una Supercoppa a Sassari. Attualmente allena a Brindisi.

“Era il bronzo che mi mancava! Avevo vinto l’argento alle Olimpiadi di Mosca nell’80, l’oro agli Europei di Nantes nell’83: per completare la collezione dei colori, mancava appunto la medaglia di bronzo… Ci tenevamo così tanto, io e qualche compagno di squadra col mio stesso trascorso, che facemmo di tutto per evitare la finale per il primo posto…! A parte gli scherzi, questa medaglia ci procurò un’altra grande gioia; ed ebbe anche un significato particolare, perché sapevamo che con Stoccarda ’85 si sarebbe chiusa l’esperienza di Sandro Gamba: fu un bel regalo che ci siamo voluti fare vicendevolmente…”.

Entrata in palleggio di Sacchetti in una partita contro la Francia (da Giganti del basket, n° 7, 1983).

“Era cominciato allora il dopo-Meneghin, e per di più dovemmo fare a meno all’ultimo momento di Antonello Riva… Eppure la squadra si dimostrò ugualmente solida, arrivando prima nel girone di qualificazione, dopo avere battuto anche la forte Cecoslovacchia, che poi si aggiudicò l’argento. Per fermare la nostra corsa ci volle una delle più forti formazioni sovietiche della storia, con quel Sabonis che sembrava un marziano, per non parlare di tutti gli altri fuoriclasse…”.

“Ho anche un aneddoto personale da raccontare. Dopo aver perso la semifinale con l’URSS, mia moglie mi chiamò al telefono dall’Italia e mi disse: salgo in macchina e vengo in Germania… a prendermi la medaglia! Disse proprio così! Mi caricai ancora di più, ovviamente. Andavamo a giocarcela con la Spagna, che voleva vendicare la sconfitta di Nantes, e in effetti fu una vera battaglia fino all’ultimo, fino al tempo supplementare, che poi ci vide nettamente vittoriosi… Quella carica mi fece disputare una bella partita (per non dire che risultò determinate con i suoi 24 punti, n.d.r.) … Beh sì, ogni tanto mi capitava di avere la mano calda, io che non ero proprio un tiratore…”.

a cura di

Nunzio Spina

 

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