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Europei di basket: Monaco ’93
Il commento del coach… Ettore Messina

I primi passi dell’allenatore catanese trapiantato a Venezia… «Grandi premesse, ma la squadra non riuscì a mantenere la stessa chimica»…

Ettore Messina al suo primo Europeo sulla panchina della Nazionale, nel ’93 in Germania (da Giganti del basket, n° 27, 1993).

Ettore Messina è nato a Catania, il 30 settembre 1959. Frequentava ancora la prima elementare quando si trasferì con la famiglia a Venezia, dove poi cominciò a giocare a basket. Già all’età di 16 anni si dedicò all’attività di allenatore, passando dal vivaio della Reyer a quello di Mestre, poi a Udine. Il primo importante salto lo compì a 24 anni, quando approdò a Bologna, nei quadri tecnici della Virtus: responsabile del settore giovanile e assistente di validi allenatori, quali Alberto Bucci, Sandro Gamba, Kresimir Cosic e Bob Hill. Nell’89 diede avvio alla sua lunghissima carriera di capo allenatore: le prime quattro stagioni alla Virtus, dove vinse subito una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe, e poi anche uno scudetto. Successi che lo lanciarono alla ribalta come uno dei più validi coach emergenti, e che gli valsero l’incarico di commissario tecnico della Nazionale a partire dal ’93. Buon esordio ai Giochi del Mediterraneo in giugno: medaglia d’oro con una formazione semi-sperimentale, battendo in finale la Croazia. Pochi giorni dopo, gli Europei in Germania.

“I miei ricordi dell’Europeo del ‘93 sono legati, in particolar modo, all’inizio e alla fine di questa competizione. Era la mia prima esperienza in azzurro e avevo moltissimo entusiasmo. Fresco di nomina e con il primo scudetto vinto in Virtus, avevo ancora tutto da imparare su cosa volesse dire allenare la Nazionale. Le premesse erano state ottime, visto che avevamo battuto la Croazia nella finale dei Giochi del Mediterraneo a Castelnau Le Lez, in Francia. Purtroppo la squadra non riuscì a mantenere la stessa chimica e la stessa determinazione. Iniziammo male, vincendo con Israele ma perdendo con la Lettonia, e l’epilogo fu l’eliminazione. Ancora oggi ricordo questi due momenti e queste due sensazioni contrastanti”.

 

a cura di

Nunzio Spina

 

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