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Europei di basket: Monaco ’93
Il ricordo di… Alberto Tonut

L’osservato speciale da Messina… Una Nazionale assemblata con poco tempo… «La soddisfazione di chiudere positivamente»…

Alberto Tonut è nato il 19 aprile 1962, a Trieste, città dove i cestisti si coltivano per tradizione. Debutto in prima squadra a 17 anni, in A2 con la Pallacanestro Trieste; subito una promozione nella massima serie, poi un’altra, due stagioni dopo. Alto 2 metri, un fisico robusto e dinamico, ideale per il ruolo di ala, che lui bene interpretava con l’eleganza e la precisione nel tiro da fuori. Le stagioni della sua definitiva affermazione furono le sette giocate a Livorno, con una finale scudetto nell’89. In Nazionale fu portato da Gamba, che lo inserì nella squadra dell’oro europeo a Nantes ’83; vi ritornò nell’87 con Bianchini (Europeo di Atene), quindi un altro intervallo prima dell’ultima chiamata, quella di Messina per l’Europeo del ’93. Lunghissima, e con tabellini cospicui, la sua carriera di club, con trasferimenti a Cantù, poi di nuovo a Trieste e a Gorizia; in attività fino alla bella età di 47 anni (oro europeo con la Nazionale Over 40), ha avuto poi esperienze come allenatore e procuratore. Il suo maggiore interesse, adesso, è seguire il figlio Stefano, entrato lo scorso anno nel giro della Nazionale maggiore.

Alberto Tonut ha vestito la maglia azzurra in tre Europei, non consecutivi: Nantes ’83, Atene ’87, Monaco ’93.

“Non fu un Europeo fortunato, quello del ’93 in Germania; ma a livello personale mi regalò una soddisfazione unica… A trentuno anni, dopo che per sei non avevo più fatto parte della Nazionale, Ettore Messina aveva deciso di richiamarmi: per me fu un grande onore, quasi un premio alla carriera… Ricordo che Roberto Brunamonti, che in quella stagione avrebbe vinto lo scudetto a Bologna proprio con Messina, mi confidò che il coach mi stava tenendo d’occhio, perché mi considerava un’ala adatta alla sua filosofia di gioco… A rivestire la maglia azzurra provai la stessa emozione dell’esordio di Nantes, quando ero la mascotte, con dieci anni in meno…”.

“Europeo sfortunato, sì… Attorno a quella Nazionale si erano create tante aspettative, e forse anche qualche illusione, dopo la conquista della medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo disputati in Francia poco prima, dove eravamo riusciti a sconfiggere anche la corazzata Croazia… Ripenso al girone di qualificazione di Karlsruhe, soprattutto al successo mancato di un solo punto con la Lettonia, dopo il debutto vittorioso con Israele, che avrebbe davvero potuto cambiare lo scenario del nostro torneo… Andare tanto lontano, no; ma sicuramente qualcosa di più del nono posto finale, che veramente fu un po’ mortificante… La verità è che la squadra si trovava in un delicato momento di transizione, e non aveva avuto ancora il tempo di essere assemblata per bene; ma era futuribile… E infatti sarebbe cresciuta fino a riconquistare il podio europeo alla fine degli anni novanta…”.

“Per me, quella, fu l’ultima apparizione in Nazionale, ma il fatto di essere inserito nel quintetto base, e di avere avuto una media di realizzazione più alta rispetto alle precedenti, mi procurò in qualche modo la soddisfazione di chiudere positivamente… Una militanza in azzurro davvero singolare la mia, chiamato e messo da parte più di una volta; ma io guardo solo alle cose positive, e quindi dico che se tre allenatori del calibro di Gamba, Bianchini e Messina (maestro di basket e di vita il primo, idem gli altri due) mi hanno voluto con loro, io non posso che esserne ancora oggi orgoglioso…”.

 

 

a cura di

Nunzio Spina

 

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