Europei di basket: Belgrado 2005
Il commento del coach… Carlo Recalcati

«Il tocco di Pozzecco dava talento alla squadra operaia»… «Un Europeo strano, rivoluzionario»… 

Se l’esordio di Recalcati sulla panchina della Nazionale era stato felice, col bronzo europeo di Stoccolma del 2003, l’immediato seguito fu addirittura sorprendente: medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene dell’anno dopo, replicando così un’impresa che era riuscita una sola volta, ventiquattro anni prima a Mosca. Azzurri del basket ritornati prepotentemente in auge, dunque, non solo a livello continentale ma anche mondiale. Aveva un bel da fare il coach a contenere gli entusiasmi e a dire che comunque c’era bisogno di procurare nuova linfa; l’esaltazione generale aveva già preso il sopravvento! E in questo clima ci si presentò agli Europei successivi, quelli del 2005 in Serbia, peraltro con la squadra che per otto dodicesimi si era messa la corona olimpica d’ulivo in testa. Intanto, dalla stagione 2003-’04 Recalcati si era impegnato in un doppio incarico, sedendo pure sulla panchina di Siena in campionato; e anche qui successi, con lo scudetto del 2004, il terzo da allenatore con tre diversi club (prima Varese, poi Fortitudo Bologna), eguagliando così il primato di Valerio Bianchini.

Carlo Recalcati, al suo secondo Europeo da allenatore, cerca di spronare i suoi; gli è accanto Claudio Silvestri, per tanti anni capo-delegazione azzurra, definito dallo stesso coach un “collaboratore prezioso e insostituibile”. (da Superbasket, n° 40, 2005).

“Ci presentavamo all’Europeo del 2005 con il morale alto, e direi anche con le stesse chances della edizione precedente, quando era arrivata la medaglia di bronzo. Inoltre, il contributo di Pozzecco, che in Svezia non era presente, dava un tocco in più di talento a quella squadra operaia che lottando era riuscita a strappare vittorie ad avversarie più blasonate… Solo che la storia degli Europei è fatta di tante circostanze, che a volte possono risultare favorevoli, altre volte decisamente contrarie… La formula, per esempio: se dopo aver superato il primo turno ti trovi a dover disputare una partita barrage, le tue speranze si possono infrangere là, e invece di lottare per il podio puoi cadere subito nel baratro del nono posto, senza prova d’appello, come appunto è successo a noi in quel torneo… Del resto, se la squadra è di gran lunga superiore alle altre, non c’è formula che tenga; altrimenti, in una situazione più o meno di equilibrio, diventa una lotta da dentro o fuori, e bisogna accettare i verdetti…”

“Abbiamo disputato la qualificazione a Vrsac, una cittadina al confine con la Romania, inseriti in un girone non facilissimo; la squadra si era comportata abbastanza bene, vincendo le partite (con Germania e Ucraina) che ci dovevano permettere di arrivare secondi alle spalle della forte Russia… Invece all’ultimo incontro, proprio la Russia, già sicura del primo posto, ha incredibilmente perso di un punto con la Germania (tra l’altro con un punteggio d’altri tempi, 51 a 50), dopo che il loro fuoriclasse Kirilenko era per ben due volte scivolato (e non si sa come) con la palla in mano, consegnandola a Nowitski… Mah! Fatto sta che invece che secondi ci siamo qualificati terzi per la classifica avulsa, e invece di incontrare la più morbida Turchia ci è toccata la Croazia, sicuramente più tosta, con i suoi NBA, come il centro Mario Kasun, che se non ricordo male è stato il miglior realizzatore contro di noi… È andata così; anche due anni prima avevamo disputato il barrage da terzi del girone, ma quella volta siamo riusciti a sorprendere la Germania e a trovare lo slancio giusto…”

“Comunque fu un Europeo strano, per certi versi rivoluzionario… Tanto per cominciare, la Germania, che noi avevamo battuto, andò addirittura a vincere la medaglia d’argento… L’oro se lo aggiudicò la Grecia, che non era affatto tra le favorite… La Russia, la Croazia (che a noi erano sembrate fortissime), ma anche i campioni in carica della Lituania, gli stessi padroni della Serbia-Montenegro, si sono ritrovati alla fine ad occupare i posti dal quinto in giù… Strano, ma forse neanche tanto; in realtà era l’ennesima prova che la concorrenza tra le squadre europee si allargava sempre più, e in quella occasione, per esempio, bisognò lasciare spazio alla Francia, che si prese il bronzo… Insomma, in quella rete delle formule e degli incroci potevano cominciare a cadere tutti; e per la nostra Nazionale, che secondo me aveva assolutamente bisogno di trovare nuove risorse, il gioco si faceva sempre più duro…”.

a cura di

Nunzio Spina

 

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