Europei di basket: Lubiana 2013
Nazionale new look, si comincia a risalire

Finalmente la qualificazione… Gallinari e Bargnani ko per infortunio… Tre convocati dell’ultim’ora… Prima medaglia d’oro per la Francia…

Il logo dell’Eurobasket 2013: la Slovenia lo ospita per la prima volta (da fibaeurope.com).

L’Italia si era qualificata! Ecco la prima bella novità per il nostro basket. Dopo l’esclusione da Katowice 2009 e il ripescaggio di Kaunas 2011, gli azzurri tornavano a conquistarsi sul campo il diritto di partecipare a una fase finale di Europei. Considerarla una prodezza poteva solo suscitare nostalgia dei tempi in cui certi risultati erano praticamente scontati; ma una piccola conquista lo era, bisognava compiacersi di questo ulteriore passo nel cammino di risalita. Ne fu contento soprattutto Petrucci, rieletto a inizio anno, alla presidenza della FIP.

Il capocordata Simone Pianigiani aveva condotto così i suoi ragazzi all’edizione numero 38 dell’Eurobasket, che veniva ospitato in terra di Slovenia, laddove non era mai stato, neanche ai tempi della Jugoslavia unita. Di squadre partecipanti ce n’erano ventiquattro, tre le fasi di svolgimento, novanta le partite in programma distribuite in 18 giorni (dal 4 al 22 settembre): stessi grandi numeri e stessa formula di due anni prima.

Simone Pianigiani al suo secondo Europeo: Italia in risalita nonostante assenze e infortuni (da fibaeurope.com).

Il ruolo che in questa kermesse avrebbe potuto avere l’Italia che si riaffacciava alla ribalta era tutto da decifrare. Ad aumentare le incognite della vigilia erano sopraggiunte, una dietro l’altra, rinunce di giocatori importanti. Il ginocchio di Danilo Gallinari aveva già fatto crac in primavera, in una partita giocata con la maglia dei Denver Nugget: crociato rotto, stagione finita. Lo stop per Andrea Bargnani, invece, era stato decretato da una polmonite, sopraggiunta subito dopo il raduno della Nazionale di fine luglio. E così, fuori due NBA su tre! Anzi su quattro: perché oltre a Belinelli (appena trasferitosi dai Chicago Bulls ai San Antonio Spurs), era in procinto di sbarcare oltreoceano anche Gigi Datome (Detroit Pistons); e loro due, per fortuna, erano in salute. Ma si dovette poi rinunciare, per guai fisici vari, anche al dinamismo del play Daniel Hackett, all’esperienza del capitano Stefano Mancinelli, ai centimetri del veterano Andrea Gigli e a quelli del giovanissimo Achille Polonara. Sei titolari su dodici da sostituire, squadra da reinventare.

Finì che, della formazione che aveva giocato l’ultimo Europeo, tornarono in campo soltanto in quattro: Belinelli, Datome, Cinciarini e Cusin. Nel gruppone dei “nuovi”, comunque, non tutti erano debuttanti. Il play Giuseppe Poeta e la guardia Luca Vitali, per esempio, erano già stati lanciati da Recalcati nel 2007, e più volte avevano dato il loro contributo in partite di qualificazione europea, senza però mai poter assaporare il gusto di una fase finale. Altri si erano già meritati la fiducia di Pianigiani nella lunga annata di preparazione: l’ala Pietro Aradori, il pivot Nicolò Melli e la guardia Alessandro Gentile (figlio e fratello d’arte), gli ultimi due reduci (assieme a Vitali e Polonara) da quella magica Nazionale Under 20 di coach Sacripanti, che aveva conquistato l’argento nel 2011. I convocati dell’ultima ora, per scelta o per necessità, furono il play statunitense naturalizzato Travis Diener (nel campionato italiano vestiva la maglia della Dinamo Sassari assieme al cugino Drake), il centro di 2,08 Daniele Magro e la guardia Guido Rosselli.

Emerge la classe di Gigi Datome, in procinto di approdare in NBA: qui impegnato contro l’Ucraina (da fibaeurope.com).

Sarà stato proprio per questo clima di emergenza, che come spesso succede fa scattare la molla di una maggiore carica agonistica e di una certa sfrontatezza, oppure per il fatto che il girone di qualificazione veniva disputato a Capodistria, appena al di là del confine oltre Trieste, fatto è che le prime cinque partite, disputate al Bonifika Arena, furono una autentica rivelazione. Vennero sconfitte nell’ordine: la Russia medaglia di bronzo nell’ultima edizione (76 a 69), la Turchia dell’ex Bogdan Tanjevic (90 a 75), la Finlandia (62 a 44), la Grecia dell’esule italiano Andrea Trinchieri (81 a 72), la Svezia (82 a 79). Primi nel girone, con Belinelli e Datome in vena di prodezze, e quando loro non erano in giornata, ci pensavano Aradori, Melli e soprattutto Gentile a siglare i canestri decisivi; senza dimenticare il lavoro più oscuro, ma non meno importante, di Cusin, Cinciarini e Diener.

L’Italia di Pianigiani risultava, addirittura, l’unica squadra a punteggio pieno dopo la prima fase. I campioni in carica della Spagna avevano ceduto ai padroni di casa della Slovenia, a Celje; la Francia le aveva prese dalla Germania nella partita d’esordio a Lubiana; nel girone di Jesenice si era registrata addirittura una ammucchiata di quattro squadre a pari punti (con due sconfitte ciascuna), ed era stata la differenza canestri a salvare Nazionali strafavorite come la Serbia o la Lituania.

Il play Andrea Cinciarini cerca uno “scarico” per sfuggire alla difesa serba (da fibaeurope.com).

Ovviamente non c’era da farsi troppe illusioni. Ma il bottino di 4 punti col quale si andò alla seconda fase (girone a sei, le prime quattro agli ottavi) dava già buone garanzie. Gli azzurri poterono permettersi il lusso di perdere con la Slovenia e la Croazia di Repesa per assicurarsi comunque la qualificazione, prima ancora di realizzare un altro capolavoro, il successo dopo un tempo supplementare (86 a 81) contro la Spagna, con un Gentile incontenibile (alla fine risulterà il miglior marcatore dei suoi).

A quel punto, un primo importante traguardo era stato raggiunto: l’Italia tornava nelle prime otto d’Europa, dopo il bronzo di Stoccolma del 2003. Ma qualcosa di più concreto avrebbe potuto guadagnarlo allungando appena il passo: se si arrivava nei primi sette, c’era in regalo la qualificazione ai Mondiali dell’anno dopo in Spagna. Bastava poco. Una sola vittoria. Che non arrivò: né con la Lituania (77 a 81), che fece svanire subito il sogno di una medaglia; né con l’Ucraina (58 a 66), che ci tolse anche l’illusione di un quinto posto; né con la Serbia, contro la quale riportammo il passivo peggiore (64 a 76), concludendo così in maniera alquanto triste un Europeo che, si può dire, avevamo condotto per buona parte col sorriso.

Il protagonista del trionfo della Francia, Tony Parker, in una entrata nella semifinale con la Spagna (da fibaeurope.com).

La medaglia d’oro, per la prima volta nella storia, la conquistava la Francia. Che dopo la sconfitta nella partita d’esordio ne aveva rimediate altre due nella seconda fase, con la Lituania e con la Serbia. Potenza di una formula che perdona! L’importante era non sbagliare dai quarti in avanti: battute nell’ordine la Slovenia, poi l’acerrima nemica Spagna (75 a 72), infine la Lituania, di 14, nella finalissima. Nel ruolo di trascinatore Tony Parker (per la prima volta MVP, per la seconda consecutiva miglior realizzatore del torneo), in quello di protagonisti, Nicolas Batum, Boris Diaw e Nando De Colo, tutti frequentatori assidui della NBA.

La Lituania di Linas Kleizas, ala dei Toronto Raptors, si prendeva la medaglia che avrebbe voluto conquistare due anni prima nell’Europeo organizzato in casa. Si doveva accontentare del bronzo, invece, la Spagna che, da Marc Gasol in poi, aveva la solita formazione imbottita di grandi giocatori, ma non aveva in panchina Sergio Scariolo, con il quale aveva vinto le ultime due edizioni. Si trattava solo di un caso?

Nunzio Spina

Kaunas 2011Lille 2015
Il ricordo di Claudio Silvestri e l’augurio di Achille Canna

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