Per il Gravina una vittoria nel segno di Gigliuto

Battuto Alcamo grazie a un gran primo periodo… Ajola e Manfrè infortunati, Livera francobolla André… Terzo posto…

Gravina-Alcamo 67-53
Sport Club Gravina
: Di Mauro, Magrì 2, La Mantia 10, Barbera 14, Spina 5, La Spina, Duscio 2, Santonocito 18, Ferrara ne, Genovesi, Alì 2, Livera 14. All.: Marchesano.
Libertas Alcamo: Genovese 3, Ranalli 4, Marciano ne, Bottiglia 6, André 10, Milano ne, Manfrè 8, Provenzano 9, Amato 11, Agrusa, Ajola 2. All.: Ferrara.
Arbitri: Miragliotta e Micalizzi.
Parziali: 29-17, 39-31, 51-43.

Festa a fine partita per il Gravina contro Alcamo (foto R. Quartarone)

Nel segno di Angelo Gigliuto, il dirigente scomparso recentemente, il Gravina torna alla vittoria e ricaccia Alcamo indietro in classifica. La gara é decisa già nel primo periodo, quando il break iniziale da 11 a 0 mette un divario incolmabile tra le due squadre. Alcamo si riprende con l’ingresso di Andrea Amato, migliore dei suoi insieme a Vincenzo Provenzano, ma Gravina riesce a mantenere le distanze. Gli accorgimenti di coach Marchesano sono precisi: Livera a uomo su André, libertà di tiro da 3 per Barbera e La Mantia, chiavi in mano a Spina, micidiale in penetrazione.

Gli ultimi due periodi riservano ben poco spettacolo: i ritmi si abbassano e le due squadre commetono troppi errori. In più gli infortuni ad Ajola (abbastanza grave al ginocchio) e Manfré (più leggero alla caviglia) provocano una reazione degli alcamesi, che arrivano fino al -4. Il sigillo finale di Barbera per Livera chiude la gara per i padroni di casa.

Il Gravina torna ora al terzo posto e si conferma tra le migliori squadre del torneo. Alcamo, falcidiata dagli infortuni, non riesce invece a mettere la giusta intensità nel momento decisivo.

Roberto Quartarone
grazie a Gregorio Rabuazzo

da “La Sicilia” del 04/12/2017

Probabilmente l’avvio di gara è stato di gran lunga il peggiore della stagione ma ancora una volta i ragazzi della Libertas hanno provato a reagire riuscendo nell’ultimo periodo ad avvicinarsi, in tre occasioni, fino a 4 punti. Alla fine, però, ha vinto Gravina che ha saputo capitalizzare il break iniziale di 11 a 0, sfruttare poche ma certosine decisioni arbitrali e approfittare, suo malgrado, degli infortuni piovuti sulle spalle degli alcamesi.

Il materiale davvero anacronistico che riveste il fondocampo gravinese, una via di mezzo fra plastica e linoleum, ha mietuto altre vittime dopo il lituano di Cocuzza. Ieri è toccato a Dario Ajola, Federico Manfrè e Vincenzo Provenzano. Il primo sembra il più grave con una seria distorsione al ginocchio, il secondo ha subito un analogo ma meno serio trauma ad una caviglia rimanendo stoicamente in campo e il terzo si è fermato per un problema muscolare all’interno coscia.

Alcamo, per carità, probabilmente avrebbe perso, con quel pessimo avvio, anche su un altri fondocampo e senza infortuni anche perché in avvio di match Gravina non ha sbagliato nulla, ha segnato da fuori con percentuali stratosferiche e ha sfruttato al massimo la bassa intensità difensiva degli alcamesi. Il primo parziale parla da solo: 29 punti subiti contro 17 realizzati.

Nel secondo mini-tempo aumenta la pressione difensiva della Libertas, entra in campo una “furia” di nome Amato (8 punti in due minuti cin un paio di bombe), Gravina comincia a perdere palloni e a sbagliare al tiro e la squadra di Ferrara si aggiudica il periodo di 4 punti. Sembra che sia ritornata la voglia di combattere agli alcamesi nonostante la difesa molto stretta riservata ad Andrè da Livera e con la novità nel ruolo di play di Bottiglia, in campo però con due infortuni subiti in settimana alle mani. Ma arrivano le tegole che hanno completato lo sfortunato pomeriggio e che in rapida successione hanno colpito Ajola, Manfrè e Provenzano.

Alcamo prova a dare ancora un sussulto e le occasioni in cui arriva a – 4 svegliano l’incitamento dello scarso pubblico presente. Ci pensa Santonocito, con una tripla a due minuti dalla fine, a spegnere definitivamente le velleità di una Libertas Alcamo che ha lottato ma che deve fare il mea culpa per l’approccio mentale con cui è entrata in campo e che ha prodotto l’imperversare dei padroni di casa.

 

                                                                                                       L’addetto-stampa

                                                                                                            (Piero Messana)

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