Il caso giudiziario delle e-mail in campagna elettorale

Il 30 aprile inizierà il processo al presidente FIP Catania, Michelangelo Sangiorgio… Cantarella: «Non c’è la minima prova a carico»…

Il 30 aprile avrà inizio un procedimento penale che coinvolge l’ambiente federale del basket siciliano. Si sono chiuse le indagini della polizia postale su alcune e-mail inviate durante la campagna per le elezioni della FIP Sicilia nel 2016: l’imputato di questo processo sarà Michelangelo Sangiorgio, presidente della FIP Catania e già candidato alla presidenza regionale, per il reato di sostituzione di persona (art. 494 del codice penale).

LA STORIA. Nell’estate 2015 il basket in Sicilia è entrato in un periodo rovente lontano dai parquet: la campagna elettorale che sarebbe durata fino all’autunno 2016, quando le elezioni avrebbero portato al vertice della Fip Sicilia il vice presidente uscente, Riccardo Caruso, vittorioso proprio sull’altro candidato, Sangiorgio. Per mesi, prevalentemente sui social media e su testate online, si sono sviscerati tutti i problemi riguardanti il basket siciliano, con toni anche molto duri. Per un certo periodo, sono circolate anche e-mail provenienti da due indirizzi riconducibili a Cinzia Savoca, istruttrice arbitri, e Antonio Rescifina, presidente uscente del comitato regionale: queste e-mail presentavano link e contenuti contro la gestione della FIP Sicilia e sono state disconosciute da Savoca e Rescifina, il quale ha emesso un comunicato a ottobre 2015 per annunciare le denunce contro ignoti. Le indagini condotte dalla polizia postale hanno rivelato che l’indirizzo e-mail dell’istruttrice è stato utilizzato da un ip riconducibile a una sede della Croce rossa italiana, in cui era in servizio Sangiorgio.

LA DIFESA. «Faremo emergere che non c’è una minima prova a carico di Michelangelo Sangiorgio – spiega l’avvocato Fabio Cantarella –, è solo un’ipotesi. Il mio cliente era presente nella sede della Cri, era di turno, ma è difficile credere che un ingegnere possa aver commesso una leggerezza di questo tipo. In questa struttura avevano accesso altri soggetti interessati all’evoluzione sportiva della vicenda. Bisogna escludere ogni altra persona connessa alla rete wi-fi, di cui decine di persone hanno la password. L’assistito è in grado di dimostrare ampiamente che non sia stato lui e tante altre persone potevano avere un motivo maggiore di fare quanto fatto. Sangiorgio era in contrasto con altri, qualcuno poteva essere interessato a danneggiarlo, per far ricadere su di lui le colpe. Se non sarà possibile dimostrare con prove certe che il presidente è stato l’autore di quelle e-mail, andrà assolto. Il pm non se l’è sentita di archiviare, ma manca la prova negli atti».

POSSIBILI SVILUPPI. È probabile che si costituiscano delle parti civili, visti i tanti attori coinvolti, e che anche la giustizia sportiva s’interessi al caso.

 

Roberto Quartarone

da “La Sicilia” del 26/01/2018

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