Basket a Zafferana? Un’impresa

I vari passaggi che hanno portato il Basket Club a giocare un’altra stagione in trasferta… Il finanziamento del Coni e la risposta della Fip…

Una partita di due anni fa dell’Under-15 del BC Zafferana, in maglia blu (foto R. Quartarone)

A settembre, da comunicato ufficiale, il Basket Club Zafferana avrebbe dovuto le gare del campionato di Promozione nella palestra della scuola elementare “Matteo Maglia”. E invece no: la palestra della scuola non è stata omologata e dunque gli zafferanesi stanno vivendo un’altra stagione da girovaghi, come già successo in passato ma in modo molto più radicale. La società presieduta da Giuseppe Sapienza gioca così con la formazione senior al PalaCannavò di Giarre.

«La formazione di Promozione è ospitata nell’ex PalaJungo – spiega il massimo dirigente – mentre l’Under-18 gioca sempre fuori casa: ciò succede grazie alla collaborazione delle altre società, che ci ospitano sia nella gara d’andata che in quella di ritorno». A questo punto, il campionato si riduce in un lungo e difficile cammino in cui non si ha mai una vera e propria casa, anzi.

Zafferana non è certo una società che punta tutto sui risultati, che voglia la luna. È salita più volta alla ribalta delle cronache per le lunghe serie senza vittorie della formazione senior (90 sconfitte di fila tra il 2010 e il 2014, 40 tra il 2015 e lo scorso 12 novembre), ha un gruppetto di giovani che seguono i coach Massimo e Stefano Privitera, ma fa attività prettamente sociale.

«Quando giocavamo in Serie D eravamo a Giarre – riprende Sapienza –, ed è giusto, perché è un campionato di più alto livello. La Promozione tuttavia è l’ultimo livello, un campionato a libera partecipazione. Se tutti avessero accettato a giocare da noi, cosa sarebbe cambiano nell’omologare il campo? Per noi far propaganda della pallacanestro è la cosa più importante. Peraltro anche a livello più elevato non si rispettano tutte le regole. Non dobbiamo vincere il campionato. Ok essere rigidi su alcuni aspetti, come la sicurezza, ma per altri che dipendono dalla discrezionalità di chi è al vertice ci aspetteremmo meno rigidità. A livello politico l’abbiamo accettato, ma non condividiamo».

Il presidente si riferisce alla politica federale, ma anche la politica vera è stata abbastanza scostante nei confronti dello sport indoor zafferanese. Nel 2008, dopo la terza retrocessione dalla D in cinque anni, proprio lui lanciò un appello all’amministrazione affinché «i nostri amministratori si decidano a darci uno spazio per la pallacanestro». Non era il primo appello, ma nemmeno l’ultimo: si sarebbe poi parlato di altri progetti, tra cui di una tensostruttura, che però non ebbero seguito.

«Non si fece perché non si poteva realizzare un impianto coperto nell’area individuata – ricorda l’ex presidente del consiglio comunale, Salvatore Sapuppo. Ora però è stato attivato un finanziamento da 1,2 milioni di euro con il Coni per realizzare una palestra un po’ più grande. Non sarà un palazzetto, ma almeno avrà le dimensioni regolamentari».

Il titolo del pezzo su “Paesi Etnei Oggi” di gennaio

«Per quanto ne so – riprende Sapienza – le somme sono state accreditate, il Coni ha erogato il contributo, ora spetta all’amministrazione completare l’iter progettuale. Così si spera che anche Zafferana nel 2019 avrà il suo impianto, in una zona centrale, dove sarebbe dovuta sorgere la piscina comunale».

Al netto delle previsioni e delle promesse di cui c’è al momento solo la ratifica della variazione di bilancio propedeutica proprio per la realizzazione dell’impianto fatta dal commissario straordinario del Comune di Zafferana Etnea, Angelo Sajeva.

Ma quali erano i problemi della palestra della scuola Maglia? Le misure minime, 22,4 m di lunghezza per 14,4 di larghezza: per la Federazione la necessità è di avere «dimensioni minime di m. 26 in lunghezza e di m 14 in larghezza», come recita il regolamento tecnico (con deroga massima a 24×13). Il problema è che mancano anche le distanze dalla fine della linea esterna al primo ostacolo fisso: inficia la sicurezza, motivo principale per cui le deroghe ormai sono sempre di meno.

«La federazione è stata un po’ rigida – afferma ancora Sapienza –. Avevamo chiesto almeno per l’attività giovanile una deroga, ma non è stata accettata. Dovremmo non continuare a fare attività, ma capisco le motivazioni di sicurezza. Il problema è che per le prossime stagioni le nostre scelte dipenderanno dal campo e quest’anno ho visto come una scorrettezza non informarci che il campo non fosse omologabile prima di iscriverci, avrebbero potuto dirci che non si derogava più. Un paio d’anni fa ho ricevuto una risposta a una mia mail al presidente nazionale della Fip su un’altra questione legata all’impianto e mi risposero che se non volevo sottostare alle regole potevo anche chiudere, ma credo che lo sport andrebbe visto in maniera diversa. Bisognerebbe che chi gestisca abbia una visione d’insieme a livello politico».

La Federazione siciliana, che ha seguito la vicenda da vicino, ha comunque applicato i regolamenti: «Senza zona di rispetto o sei dilettante o sei professionista puoi morire lo stesso – afferma il vice presidente regionale, Salvo Curella. Con grande dispiacere la Fip Sicilia ha dovuto dichiarare il campo non idoneo. Il magistrato, in caso, applicherebbe la legge sulla sicurezza. Per il minibasket, visto che il campo si può ridurre, è utilizzabile. Personalmente, auspico la costruzione di una struttura all’altezza della tradizione cestistica della società di Zafferana Etnea».

Soprattutto se lo augura quella generazione dei ragazzi nati dopo il 1997 che regge la squadra senior: in cerca di un futuro più roseo.

Roberto Quartarone

da “Paesi Etnei Oggi”, gennaio 2018

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