Il cuore paternese di capitan Lo Faro
«Promozione con gli amici di sempre»

La generazione degli anni ’80 e la nuova guardia… «Tabù sfatato, mix eccezionale, alchimia perfetta»… «I tifosi meritano una D che ci veda protagonisti»…

Lo Faro blocca Elia, mentre Russo è marcato da Johnson (foto A. Dipolito)

La generazione anni ’80 del Basket Club Paternò ha vissuto insieme uno dei periodi più esaltanti e più deprimenti della storia biancorossa. I tre ripescaggi dalla Promozione alla DNC, giunti non per caso ma dopo un percorso in crescendo, e la salvezza in C nazionale nel 2011-’12 rappresentano una cavalcata che non ha precedenti. Non ha nemmeno precedenti lo stop di due anni fa, un anno di inattività per ripartire. Ora è il momento della rinascita, della prima promozione dopo una vita (nel 1997-’98 l’ultima sul campo, dopo lo spareggio contro la Psaumide, dalla D alla C2).

La promozione di quest’anno è stata conquistata dagli ultimissimi reduci di quel gruppo, più dalla nuova generazione. Non a caso nella gara-3 contro il Basket Misterbianco i migliori in campo sono stati Walter Fiorito, classe 1989, e Daniele Costanzo, classe 2000. Non ha vissuto bene la finale, ma è stato protagonista comunque, Andrea Lo Faro, capitano e anima della squadra. Un’espulsione, giunta per tecnico e antisportivo, lo ha tenuto in campo una manciata di minuti e a bordo campo per il resto della gara. Si è sentito un po’ Zidane: probabilmente per lui era l’ultima partita in carriera.

La festa dei giocatori paternesi a misterbianco (foto A. Dipolito)

«Il bello di questa promozione è averla condivisa con gli amici di sempre – afferma Lo Faro –, non importa la categoria: riportiamo Paternò nella serie che merita. Festeggeremo bene al ritorno del coach, che è fuori, questo premio per dei ragazzi che hanno dato tanto allo sport. Abbiamo anche sfatato il tabù delle finali, perse contro Gravina (C2) e Tremestieri (Promozione). È splendido anche per le mille difficoltà, dagli infortuni a Gemmellaro e Rau al palazzetto. Anzi ringrazio Marcello Esposito e Salvo Duscio, che ci hanno dato una mano allucinante per esperienza e carisma quando gli infortuni ci hanno decimati».

Il passo in più rispetto a Misterbianco, in gara-2 e gara-3, l’ha fatto un attaccamento alla maglia invidiabile. «Queste emozioni si possono coltivare se sotto la maglia c’è un cuore rossazzurro – continua Lo Faro –, fa la differenza. Poi viene il mix eccezionale della mia generazione di quella dei 2000, le qualità tecniche, l’alchimia perfetta. Dovremo lavorare di più sulle giovanili, per tenerle vive. Immagino che l’anno prossimo avremo bisogno di puntelli, ma con il rientro di Gemmellaro e Rao avremo comunque una squadra autoctona, dal cuore paternese. Servirà per riavere quei 400 spettatori venuti per gara-2, che non si vedevano da anni: ringrazio ognuno di loro e spero che tornino a sostenerci in Serie D».

Marcello Esposito (foto A. Dipolito)

Oltre all’alchimia di quest’anno nel roster, c’è anche da parlare dell’impatto di coach Rocco De Luca, che al secondo tentativo (il primo nel 2010) ha conquistato la promozione. «L’abbiamo voluto fortemente, ci conosce – spiega –. Se Paternò ha avuto la meglio su un Misterbianco che aveva qualcosa in più dal punto di vista fisico, una mano ce l’ha messa De Luca, dobbiamo dirgli grazie. Avremo ancora tanto da regalargli, è un connubio vincente. Oltre a lui, ringrazio tutta la squadra, lo staff e chi ci ha seguito tutto l’anno. Nell’ultima partita i tifosi sono stati più forti della burocrazia e loro meritano una D che ci veda protagonisti, la squadra lotterà su ogni pallone per mantenere la categoria. E ringraziamo anche gli sponsor, che spero continuino a sostenerci».

Per chiudere, capitan Lo Faro è stato protagonista con la sua associazione, “Presenti per Paternò”, della donazione della videosorveglianza al Palazzetto, dopo gli ultimi vandalismi: «La promozione è la risposta migliore che potevamo dare alla città per il palazzetto. La città deve compiere un salto mentale, fare un cambio di marcia, per custodire gli spazi e renderli vivibili e sicuri. La città deve anche garantirli. Il nostro messaggio è di usare gli spazi comuni in maniera proficua. Il palazzetto è casa nostra, dei ragazzi che passano lì i loro pomeriggi, lì cresceranno uomini e donne del futuro», chiude il capitano.

Roberto Quartarone
Twitter: @rojoazul86


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