Mattia Musumeci e la sua finale senza precedenti

Primo giocatore catanese a disputare le finali per lo scudetto… «Integrato nel gruppo, esperienza umana bellissima»…

Tre panchine, zero minuti in campo, ma un curioso record: Mattia Musumeci è il primo cestista della provincia di Catania ad essere presente in una finale scudetto senior. Classe ’01, giarrese, dopo il minibasket a Giarre ha iniziato le giovanili nel Cus Catania, con cui ha vinto il titolo regionale Under-15, prima di spiccare il volo verso l’Aquila Trento, dove gioca da due anni. Coach Buscaglia ha creduto in lui e lo ha voluto con sé nei 12 che hanno sfidato Milano per un tricolore sfumato già nella sconfitta d’un punto in gara-5 più che nell’imbarcata di gara-6 in casa.

Il record di Musumeci ha eguali nel resto della Sicilia (Tracuzzi e Rizzo hanno vinto lo scudetto, giocando), ma non nel catanese. L’allenatore etneo di nascita Messina non fa testo; non consideriamo le ragazze (Ursino vinse lo scudetto a Priolo), né i titoli giovanili (nell’albo d’oro ci sono Mauceri a Reggio Emilia, Ferrara a Ferrara e l’intera Lazùr Under-15 nel 2007-’08).

Musumeci, maglia #5, ha avuto così la vetrina delle dirette su Raisport. «È stata una delle più grandi emozioni della mia vita essere chiamato a inizio partita, con l’applauso – conferma lui –, spero che un altro siciliano o catanese possa provarle in futuro. È stato un orgoglio rappresentare la provincia di Catania nella finale scudetto».

Come hai vissuto le tre partite?

«Il risultato finale è stato quello che è stato. L’Aquila Trento è più piccola di Milano, è stata una delusione, ma l’esperienza umana è stata bellissima. Sono stato con ragazzi che vivono di pallacanestro, che sono riusciti a far diventare la loro passione un lavoro. Ero un po’ spaventato all’inizio, ma tutti sono stati molto gentili, mi hanno fatto unire al gruppo».

Com’è arrivata la convocazione?

«Il mio allenatore mi ha detto che dovevo presentarmi per incontrare coach Buscaglia. Lui mi ha ringraziato, mi ha chiesto se era possibile che per le finali scudetto potessi venire in panchina per la Serie A, rinunciando alle finali nazionali U-18. Lì qualche partita l’avrei giocata, ma partecipare a una finale scudetto di Serie A è una gran cosa per la mia esperienza. Il coach poi mi ha spiegato tutto sugli allenamenti e sul comportamento».

Mattia Musumeci dietro Dustin Hogue (foto Aquila Basket Trento)

Come ti sei trovato tra i “pro”?

«Ho parlato più con gli italiani, Flaccadori, Lovisotto e Forray, più Silins che parla molto bene l’italiano. Sono andato d’accordo con Shields e Gomes, ma era difficile seguire i due americani Sutton e Hogue quando parlavano. Mi hanno preso come un fratello minore!»

E quest’esperienza a Trento?

«A scuola sono a Trento, nel weekend sono Verona. Il Nord è più complicato rispetto al Sud, qui si deve ottenere la fiducia degli altri e poi mantenerla. Ho ottimi rapporti con i coach, con Minati che mi ha allenato lo scorso anno e Marchini che mi segue oggi».

Sei evoluto come giocatore?

«Con l’U-18 gioco da guardia, abbiamo una squadra molto alta, l’ala piccola è 2 metri. Ho cambiato radicalmente il mio ruolo, passando all’esterno. Non avevo la mano di una guardia, adesso penso di essere discreto, cresco accanto a play e guardia giocano in Nazionale U-18».

Inizia la stagione dei campetti… ti mancano i tornei in Sicilia?

«Mi mancano un po’, qui solo a Milano, Varese, Bologna ci sono tornei seri, a Verona ci sono tornei meno importanti, di livello basso. Sono rimasto in contatto con qualcuno dei miei compagni ai tempi del Cus, con cui è rimasta una grande amicizia, anche se la distanza si fa sentire».

Di Musumeci ha un gran ricordo Valeria Puglisi, sua prima allenatrice al Cus Catania: «È un ragazzo disciplinato ed educato – dice la coach –, è riuscito sempre a migliorarsi con progressi continui sotto ogni punto di vista. Riservato, in campo riusciva a dare energia, la sua passione e la sua caparbietà sono e resteranno segni indelebili del suo percorso cestistico. Lo ricordo con affetto».

 

Roberto Quartarone

da “La Sicilia” del 25/06/2018

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