Sport Club Gravina, trent’anni di successi

Maugeri e Gangemi ripercorrono la storia della squadra, dalla fondazione nel 1988 a oggi… Il presidente, I campioni, le giovanili, le squadre, le prospettive… 

Natale De Fino (foto G. Lazzara)

Gigi Angirello, la bandiera dello Sport Club Gravina, una decina d’anni fa definì così l’attaccamento che lega i ragazzi delle giovanili alla prima squadra: «Chi viene da noi dice: “Io sono del Gravina, questa è la mia squadra perché da grande io voglio essere lì al posto del numero 8.”» Nei trent’anni di storia, questa scena s’è ripetuta tante volte. Recentemente c’è riuscito Gianluca Barbera, il capitano coraggioso; c’è riuscito Giuliano La Mantia, il cecchino; ce l’ha fatta Simone Spina, il play da battaglia; in passato avevano scalzato i titolari Salvo Gulinello e Alessandro Florio, in futuro tanti altri avranno le stesse possibilità.

Era l’estate 1988 quando un gruppo di amici ha deciso di riportare in vita lo Sport Club Catania, sciolto due anni prima, stabilendosi a Gravina. La mente, il cuore e l’anima era ed è Natale De Fino, già playmaker del Gad Etna (55 partite e 209 punti tra D e C) e dello stesso Sport Club (93 presenze e 435 punti tra C2 e D), che a trent’anni iniziò l’epopea. Quattro anni di C nazionale sono nel palmarès, tante finali giovanili e tanta attività di base, sul territorio, sono le perle di questo trentennio.

La squadra del Gravina nel 1988-’89, campionessa di Promozione

«Natale è uomo di grandi passioni – afferma Enrico Maugeri, storico collaboratore del presidente –. È cresciuto nel Gad Etna, ma ha preso il valore distintivo dello Sport Club: il senso d’appartenenza al gruppo. Decise di aprire la squadra per il suo grande amore per il basket. Inizialmente attinse dai suoi ex compagni e si partì per gioco. In Promozione, allenavo io e mi resi conto che avevo uno squadrone: fu una stagione brillante, senza sconfitte e con la vittoria dello spareggio per la D. In Serie D soffrimmo un po’ per salvarci e lì Natale ebbe la seconda intuizione fondamentale».

Il Gravina che ha vinto l’Under-17 d’Eccellenza nel 2012-’13: Minnella, Musumeci, La Via, Genovesi, Crisafi, Frazzetto, Florio, Genovesi (dir.), seduti: Magrì (dir.), Puglisi G., Puglisi M., Maugeri, D’Agostino, Amato e Magrì. Mancano nella foto, ma fanno parte del roster, Di Mauro, Costantino e Spampinato.

«In squadra – ricorda Andrea Gangemi, dirigente della prima ora e pivot di quel roster – c’erano Cipolli che parlava con la palla, Nicolosi che decideva le partite, Giuseppe Randazzo il contropiedi sta, Magrì che passava la palla bene, Rappoccio che era più atletico. Dopo la salvezza in D, però, arrivò Pippo Strazzeri e si capì che bisognava lavorare per la base. L’idea di Natale era di radicare la squadra nel territorio». «Natale si è reso conto che aveva creato qualcosa d’importante in una zona in cui lo sport era assente», aggiunge Maugeri.

Era un periodo in cui c’era poca concorrenza, anche a Catania, fu così che Gravina iniziò a lavorare nel minibasket e i numeri crebbero. Ci sono voluti molti anni e tanti sacrifici, ma infine la squadra ha ottenuto risultati crescenti, fino all’esordio in C1 nel 2000-’01.

Gianluca Barbera e Simone Spina, due dei rappresentanti della nuova guardia (foto G. Lazzara)

«La squadra più forte – valuta Gangemi – è quella del 2002-’03, 11ª in Serie C1: c’erano Lollo Modica, Max Colendi, Salvo Urso, Marchesano, Cavazza, Angirello. Quella più coinvolgente è del 2004-’05, con un gruppo di ragazzi delle giovanili, allenato da Marco Lo Faro, che si affacciava dopo la rinuncia alla C1».

Proprio in quel periodo, iniziano i successi giovanili: nel ’08 il titolo regionale Under-15, nell’11 quello U-13 Join the Game e U-17, nel ’12 campione regionale U-14, nel ’13 l’unico titolo d’Eccellenza, campionato Under-17. Da aggiungere anche cinque finali esordienti e il titolo del 2008. «La molla scattò quando si capì che si dovevano trovare i ragazzi del luogo – prosegue Maugeri –, che è una grossa difficoltà. Ci si attrezzò con un coach per le giovanili e nel tempo gli ex giocatori iniziarono a collaborare, come istruttori e poi come allenatori o anche dirigenti. L’esempio più lampante è Carmelo Minnella: come lui non ce n’è altri nella storia del Gravina».

Alessandro Florio, il giocatore del vivaio gravinese che ha fatto più strada (foto G. Lazzara)

Il vivaio gravinese è cresciuto a dismisura proprio con la spinta dell’ex giocatore: dalla sua attività minibasket uscì il gruppo che più successi ha ottenuto. «È stata l’annata dei ’95-’96 quella più forte – ammette Gangemi –, cresciuta da Minnella e svezzata da Di Piazza e Projetto. Con loro abbiamo vinto i titoli regionali e fatto la finale nazionale del Join the Game 2011. Era forte anche la squadra con Sortino, Milazzo e Cantone, di qualche anno prima».

Malgrado ogni estate De Fino dica che è l’ultima, Gravina va avanti e pianifica il futuro. Ci sono il palazzetto di contrada Milanese che dovrebbe nascere a breve (già finanziato con un progetto della Protezione civile), una prima squadra che disputa la C Silver e una spinta costante che viene dalle giovanili. E ci sono tanti ragazzi che, partiti da Gravina, giocano altrove, come Florio, Formica e La Spina all’Alfa in B.

«In definitiva – tira le somme Gangemi –, lo Sport Club è sempre stato un ambiente coinvolgente, più di altri. Ricorderò sempre la tribuna piena del PalaArcidiacono nella finale contro Paternò di C2 del 2011. E ricorderò l’attaccamento alla maglia di tanti giocatori, come Cavazza, Angirello, Gulinello e infine Barbera, che ha raccolto l’eredità di tutti loro».

Roberto Quartarone

 da “La Sicilia” del 31/12/2018

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