I grandi protagonisti dei Mondiali
Santiago del Cile ’59: Amaury

Un look non di moda… Infanzia in Argentina, si afferma in Brasile… Quattro medaglie ai mondiali, due alle Olimpiadi… Il mondiale Master a 60 anni…

Amaury Antonio Pasos impegnato contro il bulgaro Kanev al Mondiale di Santiago del Cile, 1959, dove è stato eletto MVP (dal periodico “Pallacanestro, 1959”).

Lo chiamavano “El Pelao”, per via di quella calvizie precoce che – non proprio di moda ai suoi tempi – contribuiva in realtà a renderlo più personaggio di quello che era. Nella storia del basket brasiliano, Amaury Antonio Pasos (per tutti Amaury) è entrato come uno dei più grandi e dei più completi giocatori, indossando per sedici anni la maglia verde-oro della Nazionale, con la quale ha conquistato ben quattro medaglie ai Campionati Mondiali (una d’argento, due d’oro, una di bronzo, nell’ordine) e due di bronzo alle Olimpiadi.

A renderlo un cestista versatile era stata soprattutto la necessità di adattarsi a vari ruoli. Con i suoi 191 cm, raggiunti già in tenera età, aveva cominciato a occupare il ruolo di pivot. Poi venne arretrato a quello di ala, e qui probabilmente riuscì ad esprimere il meglio di sé, grazie alle sue iniziative personali nel cercare (e trovare!) il canestro con varie soluzioni di gioco. Il suo buon controllo di palla e la sua visione di gioco ne hanno fatto anche un valido play-maker.

Nato a San Paolo nel 1935, all’età di 5 anni era stato costretto a trasferirsi in Argentina, paese originario della sua famiglia. Qui aveva vissuto infanzia e adolescenza, avvicinandosi al nuoto, prima ancora che al basket; nei 400 stile libero ottenne un titolo giovanile (e così i suoi muscoli venivano su bene, forti ed elastici), mentre a 15 anni realizzava già canestri nella prima squadra di un club di prima divisione.

Altra tipica azione in palleggio di Amaury (stavolta di destro), contro gli Stati Uniti (dal sito “esporteessencial.com.br”).

Tornato in Brasile, trovò presto posto in Nazionale, e a 19 anni partecipò al suo primo Mondiale, quello del ’54 giocato in casa, che lo portò subito sul podio: argento. Successo pieno nella puntata successiva di Santiago del Cile: oro e titolo MVP. Bis (dell’oro) nel Mondiale del ’67 a Montevideo; e ancora una medaglia, stavolta di bronzo, nella edizione di Lubiana ’70. Quanto meno di pari valore i due bronzi olimpici, conquistati a Roma ’60 e Tokyo ’64, dietro ai colossi USA e URSS.

Quando concluse la carriera di giocatore, si dedicò all’azienda di famiglia, che per la verità non aveva mai abbandonato, dal momento che lui non era un vero professionista. Qualche tempo dopo accettò di tornare in scena come allenatore di un club di San Paolo, ma probabilmente gli procurò solo nostalgia del basket giocato, se è vero che nel ’95, a 60 anni, vinse la medaglia d’oro nel Campionato Mondiale Master di categoria. Nel 2007 l’ultima grande soddisfazione: essere inserito nella Hall of fame FIBA.

 

Nunzio Spina

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