Mondiali: Indianapolis ’02
Il racconto di… Stefano Cazzaro

Due Mondiali, due Europei, un’Olimpiade… L’organizzazione americana… La sfida tra Nowitzi e Gasol e poi gli All Blacks… La scorta ad Atene…

Stefano Cazzaro è nato a Venezia, il 25 settembre 1953. Cresciuto in una famiglia dedita al basket (la mamma, Rina Zane, vinse lo scudetto nel 1946, poi fu dirigente della società “Laetitia” assieme al marito), passò a 16 anni dal ruolo di cestista a quello di arbitro. Debutto nella massima serie a 29 anni, promozione ad arbitro internazionale quattro anni dopo, nel 1986, quando diresse una gara di Coppa delle Coppe. Da allora un gran numero di presenze a gare e tornei in giro per il mondo: tra questi ultimi, le Olimpiadi di Barcellona nel ’92, gli Europei di Atene nel ’95 e di Parigi ’99, i Mondiali di Atene ’98 e di Indianapolis 2002. Una carriera lunga 35 anni, 22 dei quali nei campi di serie A, totalizzando 99 partite di play off e 9 finali scudetto. Dopo avere appeso il fischietto, ha svolto vari ruoli dirigenziali sempre nell’ambito arbitrale. Tra i tanti premi e riconoscimenti, il “Reverberi”, il “Martiradonna” e l’ingresso nell’Italia Basket Hall of Fame.

Stefano Cazzaro, in primo piano, dirige la partita tra Stati Uniti e Portorico ai Mondiali di Indianapolis; alla sua sinistra Reggie Miller, l’idolo di casa (da archivio personale Cazzaro).

«Un successo per me insperato, così lo ricordo il Mondiale di Indianapolis. Sinceramente non pensavo neanche di essere convocato, visto che avevo già partecipato alle Olimpiadi di Barcellona e alla precedente edizione dei Mondiali ad Atene… Tra l’altro, quello di Indianapolis fu l’ultimo torneo che prevedeva solo la coppia (e non la terna) arbitrale, e quindi le possibilità di essere selezionati erano più limitate… Potete immaginare quindi con quanto entusiasmo ho accettato l’incarico; è stato un vero tour de force, nove partite in undici giorni, non facevo altro che la spola tra albergo e campo di gioco, ma ne è valsa la pena… Anche perché c’era un caldo tremendo in quei giorni di fine agosto, e Indianapolis non è che fosse proprio un gioiello di città…»

«Gli americani avevano organizzato tutto in grande stile, mettendo a disposizione sia il Conseco Fieldhouse, lo stadio degli Indiana Pacers, che il Dome, l’imponente stadio del baseball da quasi 60.000 posti, che venne coperto per l’occasione… Ci tenevano a fare le cose in grande, e soprattutto a vincere, ma in campo i giocatori hanno avuto un comportamento un po’ snob, almeno questa è l’impressione che abbiamo avuto tutti; io ho arbitrato la loro partita con Portorico, quando già erano stati esclusi dalle semifinali: vinsero, ma non entusiasmarono affatto… Me ne ricordo uno in particolare, Reggie Miller, che era l’idolo di casa perché giocava con i Pacers: si dannava, era alquanto nervoso, per lui è stata sicuramente una grande delusione…»

La coppia arbitrale prima della finale per il bronzo tra Germania e Nuova Zelanda, a Indianapolis: da sinistra l’argentino Pablo Estèvez e il nostro Stefano Cazzaro (da archivio personale Cazzaro).

«Ho comunque avuto il piacere di dirigere il quarto di finale tra Germania e Spagna e poi la finale per il bronzo tra Germania e Nuova Zelanda, che furono un po’ le sorprese di quel torneo; due belle partite, nella prima ci fu la sfida tra Nowitski e Pau Gasol (due giocatori correttissimi), nell’altra mi impressionò il neozelandese Cameron, che aveva il fisico di un rugbista, non per niente si chiamavano pure loro All Blaks … Posso dire di non avere avuto problemi particolari in queste partite, come in tutte le altre arbitrate nelle fasi precedenti; l’unico ricordo di contestazioni che ho riguarda la finale per l’oro tra Argentina, che era favorita, e Jugoslavia, che poi vinse: partita accesa, difficile, ma io mi trovavo in tribuna…»

«Se parliamo di proteste, devo rifarmi alla mia prima esperienza di un Mondiale, quello di Atene 1998, quando c’era anche l’Italia… In quella occasione di partite ne ho dirette cinque, tutte importanti, come Jugoslavia-Portorico e Lituania-Brasile nella prima fase, Stati Uniti-Argentina e Spagna Lituania nella seconda… Anche allora penso di essermela cavata bene, altrimenti non mi avrebbero assegnato la semifinale tra i padroni di casa della Grecia e la Jugoslavia; c’era un clima infuocato, la partita venne risolta dopo un tempo supplementare, e quindi ogni decisione arbitrale poteva risultare determinante… Ricordo che da parte dei greci ne venne contestata soprattutto una, in maniera plateale (usiamo questo eufemismo)… Io e il mio collega spagnolo Betancor uscimmo scortati dall’arena OAKA di Atene, poi consumammo la cena rimanendo chiusi nelle nostre stanze d’albergo… Un altolocato dirigente locale mi aveva addirittura gridato: “Tu uccidi il nostro paese!”; non vi dico l’indomani i giornali… Però ebbi la soddisfazione che tutti i replay su quella famosa azione incriminata ci diedero ragione…»

 

 

a cura di

Nunzio Spina

 

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