I grandi protagonisti dei Mondiali
Istanbul ’10: Kevin Durant

Un esordio con i fiocchi… Un futuro in crescendo con la Nazionale… I successi in NBA… L’infortunio e la possibilità di ripresa…

Kevin Durant con al collo la medaglia d’oro della sua prima partecipazione a un Mondiale, Istanbul 2010 (dal sito “Fiba Basketball World Cup”)

 Vestiva per la prima volta la maglia della Nazionale USA, e si rivelò subito il “number one”. Al Mondiale in Turchia del 2010, Kevin Durant arrivò con la freschezza dei suoi primi ventidue anni e l’autorità del più navigato dei giocatori professionisti. Degna e logica conclusione di una stagione che, dopo le prime timide apparizioni con i Seattle SuperSonics, lo aveva visto emergere con gli Oklahoma City Thunder, a suon di record e riconoscimenti: miglior marcatore NBA alla media di 30 punti a partita, il più giovane nella storia della Lega a raggiungere questo traguardo; prima convocazione nella All-Star Game e primo ingresso nella All-NBA First Team, il miglior quintetto ideale del campionato.

In Turchia fu il “numero uno” della squadra statunitense, perché così balzava agli occhi e perché così dicevano le statistiche: miglior marcatore (per totale punti e per media partita), record di punti in una partita internazionale (38 con la Lituania in semifinale), miglior rimbalzista difensivo, maggior minutaggio (di gran lunga rispetto ai compagni). E “numero uno”, alla fine, lo fu anche dell’intera manifestazione, prendendosi il titolo di MVP senza mettere nel minimo imbarazzo i giudici. Una medaglia d’oro al collo – gli Stati Uniti la riconquistavano in un Mondiale dopo ben sedici anni – non avrebbe potuto premiare meglio un esordio così esplosivo.

Durant a canestro nella partita a Istanbul contro la Slovenia; è stato il miglior realizzatore USA e MVP del torneo (da “Superbasket, agosto-settembre 2010”).

Altezza da pivot/centro (2 e 11), tiro infallibile da guardia, controllo di palla da play-maker, Kevin Durant si è servito della vetrina di quel Mondiale in Turchia per far vedere che pure in Nazionale era in grado di mostrare tutto il suo talento e di dominare la scena. Col tempo avrebbe fatto ricredere anche i più scettici, convinti che in quella occasione fosse stato favorito dalla assenza di stelle di primissimo piano, come Kobe Bryant, Carmelo Anthony o LeBron James, che già avevano incantato alle Olimpiadi di Pechino 2008. Se li sarebbe trovati al suo fianco alle Olimpiadi successive, Londra 2012, ma questo non gli avrebbe impedito di risultare ancora il miglior marcatore della squadra. E quattro anni dopo, ai Giochi di Rio de Janeiro, la musica non sarebbe cambiata!

Il resto è storia di oggi, inutile aggiungere particolari alla descrizione di un personaggio che tutti conoscono e continuano ad ammirare. Con i Golden State Warriors il limite delle sue prestazioni si è alzato ancora; sono arrivati anche i titoli NBA (nel 2017 e nel 2018) e con essi quelli di MVP delle Finals, anche grazie al fatto che, da ottimo attaccante, è diventato pure un tenace difensore.

C’è da scommettere che il grave infortunio (rottura del tendine d’Achille) occorsogli nelle recenti Finals con i Toronto Raptors abbia solo temporaneamente interrotto la sua corsa. A 31 anni, e con quella voglia matta di imporsi che gli è rimasta in corpo, sarà già lì a meditare il suo grande rientro!

Nunzio Spina

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