Mondiali: Istanbul ’10
Il racconto di… Luigi Lamonica

L’arbitro italiano con il palmarès più ricco… «La Turchia mi ha incantato»… «Nessuna contestazione particolare»… Tanjevic… La finale…

Luigi Lamonica è nato a Pescara il 18 dicembre 1965. Intrapresa da giovanissimo la carriera di arbitro, ha esordito nella massima serie a 27 anni e sulla scena internazionale a 31. Risulta il primo italiano nella storia ad avere diretto una finale di Campionato Europeo (nel 2003 in Svezia) e di Campionato Mondiale (nel 2010 in Turchia), in entrambi i casi al suo debutto nella manifestazione. Ha preso parte ad altre cinque edizioni dei Campionati Europei maschili (dirigendo quattro volte la finale), a un altro Mondiale (nel 2014) e ai Giochi Olimpici del 2008 e del 2012, dove ha diretto tre semifinali, tra torneo maschile e femminile. Con 23 finali scudetto, cinque finali di Eurolega e tre finali di Eurocup è attualmente l’arbitro italiano di basket col palmares più ricco.

Luigi Lamonica al Mondiale 2010 in Turchia: fischia uno sfondamento in una partita degli USA; si riconosce Westbrook (7). Lamonica dirigerà, per primo nella storia degli arbitri italiani, la finalissima per l’oro (da Superbasket, settembre 2010)

«Fantastico! Il Mondiale in Turchia, per me, è stato semplicemente fantastico! Un’esperienza unica, dal primo all’ultimo giorno, sia dal punto di vista sportivo che non. Culminato poi con la direzione della finale per l’oro… Era la mia prima presenza in un Mondiale; meglio di così non poteva proprio andare…»

«In Turchia mi era già capitato di arbitrare in altre occasioni, per competizioni europee, ma in quell’estate del 2010 il paese mi ha davvero incantato… A parte la bellezza dei luoghi e dei monumenti che ho avuto l’opportunità di visitare, c’era proprio una atmosfera coinvolgente, un entusiasmo particolare della gente (sicuramente anche per il buon comportamento della squadra di casa), una organizzazione che cercava di venirti incontro in tutte le maniere, che ti trattava proprio con i guanti bianchi… Per me era come una bella avventura, giorno dopo giorno, che tra l’altro ho trasmesso agli altri, perché scrivevo un diario che veniva pubblicato su un sito italiano…»

Istanbul 2010. Lamonica a tu per tu col 2 e 13 della Turchia Omer Asik, che dopo quel Mondiale approderà in NBA con i Chicago Bulls (dal sito “Roseto.com”).

«Ho diretto sette partite in tutto, di cui cinque nel girone di qualificazione di Smirne; in alcune di queste ci sono stati dei risultati sorprendenti (come la vittoria del Libano sul Canada nella partita mia di esordio, o come quella della Nuova Zelanda sulla Francia), in altre una battaglia all’ultimo canestro (come nei due incontri vinti dalla Lituania, su Canada e Spagna): però nei confronti delle terne arbitrali, e quindi anche del sottoscritto, non ci sono state contestazioni particolari, e già questo mi rendeva sereno e fiducioso per le designazioni successive…»

«Tutto quello che poteva venire a Istanbul, nella fase a eliminazione diretta, sarebbe stato comunque bene accetto da parte mia… L’ottavo di finale tra la Turchia e la Francia mi procurò già grandi emozioni; non potrò mai dimenticare la straordinaria partecipazione del pubblico di casa, il suo boato all’annuncio di Turkoglu (il giocatore NBA che era l’idolo locale), e soprattutto il canto dell’inno nazionale, qualcosa che davvero ti faceva venire i brividi… E di quella partita mi è rimasto impresso un altro aneddoto: ero insieme all’argentino Estevez e al portoricano Vasquez, due bravissimi arbitri, i quali però, secondo una consuetudine sudamericana, non salutavano gli allenatori prima della gara; io fremevo per questo, e a un certo punto ho deciso di farlo comunque, anche perché sulla panchina della Turchia c’era Bogdan Tanjevic, che era reduce da un problema di salute, e ci tenevo proprio a stringergli la mano… Lui mi ringraziò e, ovviamente scherzando, mi disse di “trattarlo bene”… Io lo trattai così bene che i miei primi tre fischi furono tutti a suo sfavore, giusti ma a suo sfavore: mi lanciò uno sguardo che feci finta di non incrociare… Comunque poi la Turchia la vinse alla grande quella partita…»

«La designazione per la finale fu un regalo inatteso, e naturalmente un’altra grande emozione per me: ancora la Turchia, che addirittura andava a sfidare i fuoriclasse USA… La partita non creò problemi particolari, anche perché gli Stati Uniti fecero presto valere la loro supremazia, ma fu comunque galvanizzante, non foss’altro perché il pubblico di casa continuò a cantare l’inno di incitamento per la propria squadra fino all’ultimo secondo… Io mi ritenni soddisfatto della mia prestazione, e alla fine potevo dire di avere vissuto davvero un evento straordinario… La soddisfazione più grande, comunque, la provai al rientro in albergo, quando io e i miei due compagni di quella partita, il brasiliano Maranho e lo spagnolo Arteaga, fummo accolti da tutti i colleghi da un fragoroso applauso!»

a cura di

Nunzio Spina

 

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