Il saluto di Arcidiacono: «Giarre mi mancherà»

L’ala grande va via per lavoro e saluta gruppo e tifosi… «L’emozione più grande la vittoria della D, non troverò altrove ciò che c’è qui»…

Non è mai facile lasciare una squadra di cui si è il beniamino e Riccardo Arcidiacono domenica scorsa ha vissuto il suo momento più difficile: l’ovazione del PalaCannavò, l’emozione per gli applausi, la festa finale che i suoi compagni di squadra gli hanno tributato, l’ideale fascia di capitano per una notte. E poi la vittoria al supplementare sulla Fortitudo Messina. L’ala grande del ’94 va via, per lavoro, e così si accoda all’infinita schiera di talenti locali che non giocano più perché migranti altrove, in Italia o all’estero. Questa è la sua quinta stagione in gialloblù, si ferma a 95 presenze e 1358 punti, due qualificazioni ai play-off e una promozione in Serie C.

Alfio Grasso intervista Riccardo Arcidiacono e Simone D’Urso a fine partita (foto Roberto Quartarone

«La partita l’avevamo preparata bene – ci spiega Riccardo, scuola AciBasket e Cus –, ma non ci aspettavamo un nostro inizio così lento, né ci aspettavamo di chiudere all’overtime, è stata la prima volta quest’anno. Le gambe ci hanno accompagnato e i ragazzi hanno dato la vita, con una super difesa. Coach D’Urso ci vuole aggressivi e questo fa la differenza per noi. L’abbiamo voluta e i miei compagni mi hanno fatto questo regalo». Non è stata una partita brillante per lui, che sentiva l’emozione; lo è stata per Casiraghi e Unechenskyi, immarcabili, e per il complesso gialloblù, sempre più oliato e che ora sentirà la sua mancanza.

«Andar via è molto difficile – ammette –. Quando sono entrato la prima volta al palazzetto, non è stato come entrare in una nuova squadra. Avevo 20 anni, ero under, mi dovevo ambientare ed ero timido. La società mi volle fortemente, soprattutto Pippo Borzì e Pietro Marzo. Da allora il gruppo è andato a crescere. Credo che non mi mancherà tanto il basket in sé, quando giocare qui. Ho girato varie squadre, ma quello che mi ha dato e ho dato a Giarre non l’ho mai visto».

Riccardo Arcidiacono (foto R. Quartarone)

Cus Catania e Acireale sono state le prime a dargli spazio tra DNC e C2, il primo assaggio a Giarre l’ha avuto con la retrocessione dalla C Silver, poi la parentesi all’Alfa ha cambiato la sua carriera. Dalla lotta per i play-off per la C, decise di scendere in D e tornare a Giarre. «Vincere la D è stata un’emozione grandissima, il palazzetto era strapieno – ricorda –. Ho fatto un passo indietro, ma è stato voluto. Non sono mai stato un professionista in termini economici; sicuramente per voglia e intensità. Voglio stare in un gruppo dove allenarmi bene e giocare. Perciò sono tornato indietro e ho abbracciato la squadra. Da lì è stata una lunga e felice permanenza».

È un arrivederci, senz’altro, ma intanto per un po’ Arcidiacono non vedrà i campi da basket. «Verrà difficile continuare a giocare – chiude –. Successivamente spero di continuare a farlo, ma sono sicuro che dovunque andrò non troverò ciò che ho trovato qui».

Roberto Quartarone

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