Ecco i primi passi (e le proposte) per la ripresa

Aumenta di giorno in giorno la pressione di tutti gli addetti ai lavori sulla federazione affinché decida che fare alla riapertura del mondo come lo conoscevamo fino a febbraio. Due mesi di blocco totale, più una fase due che più nebulosa non si può, costringe a rivedere tutta la programmazione. Certo, si farà fronte alle immense perdite economiche con i fondi stanziati dal Governo, anche se sarà sempre una toppa su un buco molto grande. E la Federazione, tra le prime a mandare in archivio la stagione 2019-’20 ma poi rimasta in attesa degli eventi per molto tempo, ha deciso di stanziare 4 milioni per sostenere l’attività della prossima stagione. Non è ancora chiaro come, ma è un passo avanti.

Altra mossa interessante è quella annunciata ieri dal presidente della FIP Sicilia Riccardo Caruso con una lettera alle società siciliane. Si dovranno saldare tutte le posizioni debitorie entro il 27 maggio, ma per il 2020-’21 non si pagherà per affiliazione, iscrizione al campionato, abbinamento, tesseramento allenatori e tesseramento degli atleti tra i 5 e i 20 anni. È un altro passo avanti, sicuramente, anche in vista di una stagione in cui è un mistero chi parteciperà ai vari campionati. Spicchi d’arancia, per esempio, ipotizza una Serie B a libera partecipazione, per far fronte alle tante rinunce dovute al ritiro degli sponsor o dei semplici finanziatori che hanno investito troppo in quest’annata sfortunata. Ma anche i campionati regionali potrebbero vivere un terremoto.

Tre giorni fa, quindici squadre marchigiane hanno pubblicato un articolato documento in cui presentavano una lunga serie di richieste. Alcune sono già state accolte: la lettera della FIP Sicilia sanciva per esempio che la formazione giovanile è stata garantita a tutti gli under che abbiano partecipato ad almeno una gara. Tra le altre, ci sono prospettive molto interessanti e chissà se potranno essere realizzate: riduzione dei contributi Nas, sospensione dei pagamenti per gli impianti pubblici, convenzioni per sconti sull’abbigliamento sportivo, la riorganizzazione delle annate giovanili.

Poi ci sono i problemi di base, alcune questioni rimaste irrisolte da anni e che gravano sulle società: «Per la FIP – afferma Pippo Vittorio, presidente de L’Elefantino – siamo una fonte inesauribile di tassazioni pretestuose come il progetto di formazione per dirigenti, che per me non è altro che un balzello senza motivo per i campionati giovanili. In più, i premi di incentivazione dei giocatori delle società che sono scomparse non fanno altro che andare nelle casse federali: dovrebbero servire per la promozione della pallacanestro sul territorio, come contributo alle piccole realtà. Da secondo sport nazionale siamo passati a cenerentola dello sport».

È vero che ripartire sarà dura, i problemi rinviati per mesi (o anni) saranno amplificati, l’attività di base sarà sempre più difficile da condurre. In generale, servirebbe ripensare lo sport: è il momento giusto per mettere in campo idee nuove e soprattutto riprendere in mano la diffusione sul territorio. Negli ultimi anni, la contrazione nel numero delle società è sicuramente dovuta a tanti fattori contingenti (come lo scarso o nullo ritorno economico e minor coinvolgimento dei ragazzi), ma anche all’assenza di strutture o figure che facilitino l’accesso alle palestre, diano una mano per far avvicinare il pubblico e anche gli sponsor, interloquiscano proficuamente con le istituzioni. Sarebbe un passo avanti, altrimenti il declino avrà un’accelerata decisiva grazie al virus, che relegherà lo sport di squadra a un passatempo per pochi.

Roberto Quartarone

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