Barnes-Coppa, la coppia a un passo dal sogno

Arizona ha scritto la storia della pallacanestro universitaria americana: si è fermata a un passo dal sogno nella finale di Ncaa femminile contro la stra-favorita Stanford. Il 54-53 finale è stato frutto di una partita emozionante, giocata a ritmi alti, con le due stelle designate, l’arizoniana Aari McDonald e la stanfordiana Kiana Williams, limitate dalle marcature asfissianti.

Salvo Coppa, con la grafica di ESPN

Le Arizona Wildcats sono allenate da Adia Barnes: ex guardia, a Priolo dopo le esperienze Wnba. L’assistant coach è Salvo Coppa: nato a Siracusa 42 anni fa, vive dal 2012 negli Stati Uniti. A San Antonio sono stati protagonisti della serata: in primis perché insieme, dal 2016, hanno costruito un progetto che ha portato per la prima volta le “gatte selvatiche” alla Final Four della Ncaa. Ma anche perché Barnes e Coppa sono l’esempio di come si possa coniugare l’impegno in famiglia con lo sport.

«È stata una gran partita – ci spiega Salvo Coppa –. La difesa è stata il nostro punto di forza, come fin dall’inizio dell’anno. Sono orgoglioso di queste ragazze, che hanno dato il 200%». L’avversaria era favorita avendo vinto nettamente i due precedenti stagionali. «Siamo cresciuti: in casa avevamo perso di 25 punti, poi da loro di 14. Stanford è più profonda, conta su 10 giocatrici e delle pivot vere, mentre noi abbiamo un quintetto piccolo. Dovevamo pressarle, far perdere il pallone e correre in contropiede. Questo era il nostro piano di gioco e lo abbiamo realizzato. Levando a Stanford i rimbalzi in attacco e i contropiede, avrebbero avuto difficoltà arrivare a 60 punti: così abbiamo provato a vincerla».

Salvo Coppa e Adia Barnes durante la finale (fotogramma ESPN)

La palla era in maglia delle ragazze in maglia rossa nell’ultima azione; in quattro delle Cardinal hanno però chiuso McDonald. «Le spaziature erano corrette – analizza Coppa –. Aari è piccola, tre giocatrici grosse la marcavano, e non è riuscita a dare il pallone in angolo. Non ha colpe: è tra le giocatrici più dominanti, soprattutto nella difesa press a tutto campo. Il futuro è suo ed è in Wnba. Ringrazio tutte le giocatrici, formidabili! Hanno fatto un lavoro eccellente, dimostrando quella mental toughness (forza mentale) che ha permesso di lottare fino alla fine».

Questo traguardo arriva da lontanissimo: Salvo Coppa è cresciuto in Sicilia, è stato assistant del papà Santino a Priolo in A1, è stato head coach alla Rainbow e nella Nazionale thailandese. Nel 2012 va in America, prima da collaboratore delle Seattle Storm, poi alla Montana State University, infine dal 2016 ad Arizona. E lì, insieme, ad Adia, è cambiato tutto.

«Della Final Four Ncaa mi porto l’insegnamento di non mollare mai – sorride coach Coppa –. Dirò ai miei figli Matteo e Capri di lavorare duro. Se credi in qualcosa, continua ad andare avanti anche quando le persone diranno che è difficile. Facevo il volontario, insegnavo a scuola, ma per l’amore per il basket uscivo alle 5 del mattino, insegnavo, allenavo e tornavo alle 11 di sera. L’impegno porta a grandi traguardi».

Arizona è seconda in NCAA: il saluto finale (fotogramma ESPN)

L’importanza della famiglia è stata sottolineata tante volte dai media americani, con Barnes capace di rivestire un ruolo di responsabilità malgrado la maternità. «Molti dicono che si fa la mamma o l’allenatrice – ricorda Salvo Coppa –. Lei ha dimostrato che le donne possono anche avere una carriera di successo. Ha saltato tre settimane di preparazione atletica perché era incinta; in più dobbiamo portare in giro i bimbi e solo quando dormono, di notte, possiamo lavorare sui filmati per preparare le partite! È un lavoro duro e difficile ma non impossibile. Quando vuoi qualcosa e la ottieni!»

L’importanza del progetto è il successo più grande dello staff tecnico. «Al massimo Arizona era arrivata alle Sweet Sixteen – chiude il coach –. Quando siamo arrivati, eravamo 310i nel ranking. L’anno dopo abbiamo vinto sei partite. Ma l’organizzazione è stata super: ci ha dato tempo di costruire. Con una squadra sfavorita, senza grande talento offensivo, siamo arrivati alle Final Four, battendo in semifinale UConn di coach Geno Auriemma. Ora ci aspetta una parata con i tifosi a Tucson. Sono orgoglioso di far parte di questo gruppo e ringrazio staff, organizzazione e giocatrici».

Si dice “Trust the process”, fidati del processo, partendo dal basso per giungere al successo: è proprio così, lo dimostrano Barnes e Coppa!

 

Roberto Quartarone

da “La Sicilia” del 6 aprile 2021

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