Europei di basket: Barcellona 1973
Il ricordo di… Gigi Serafini

 

L’ex operaio che giocò nove stagioni con le V nere… “Passo e uncino”…  

Gigi Serafini ha disputato, con la maglia della Nazionale, quattro Europei e due Olimpiadi.

Luigi Serafini è nato a Formigine, in provincia di Modena, il 17 giugno 1951. Fino a quasi 16 anni non aveva mai preso un pallone di basket in mano (piuttosto lavorava in fabbrica), ma la sua statura si era già bene avviata a raggiungere la quota di 2 metri e 10. Non passava inosservato, insomma. Fu Nino Calebotta, il primo gigante del basket italiano, a notarlo; o meglio, glielo segnalò il medico condotto di Casinalbo (la frazione in cui Luigi abitava), un giorno in cui Calebotta, che si era dedicato alla professione di informatore farmaceutico, gli aveva fatto visita. Il giovane Serafini si ritrovò di colpo nella casa della Virtus Bologna, e lì bruciò le tappe recuperando il tempo perduto. Nove stagioni con le “V” nere, vincendo una Coppa Italia e uno scudetto; poi altre nove stagioni, in giro per Milano, Venezia, Fabriano e Firenze. Pivot dotato di buona tecnica, faceva sentire la sua presenza sia in difesa che in attacco, dove esibiva il suo tipico “passo e uncino”. In Nazionale la sua carriera si è protratta per quasi tutto il decennio degli anni settanta, durante l’era Primo, con quattro Europei, due Olimpiadi e un Mondiale.

“La prima cosa che mi viene in mente, ripensando a Barcellona ’73, è la partita persa di due punti con la Jugoslavia dopo due tempi supplementari! Loro erano una squadra di campioni: tra i lunghi non c’era solo Cosic, ma anche Jerkov, Jelovac, Knezevic… E le guardie? Dalipagic, Kicanovic, Slavnic; non so se mi spiego! Eppure abbiamo giocato una grande partita, potevamo fargli lo scherzetto, e sarebbe cambiato tutto: per noi, che siamo arrivati quinti, e per loro, che poi vinsero il loro primo Europeo…”.

Serafini strappa un rimbalzo nella partita con la Jugoslavia a Barcellona ’73. La foto riprende tutti e dieci i giocatori in campo; per l’Italia si riconoscono, da sinistra, Bisson, Meneghin, Iellini e Marzorati (da Giganti del basket, n° 10, 1973).

“Piuttosto, non ci furono recriminazioni per la sconfitta con la Spagna; ma loro giocavano in casa, erano caricatissimi… Diciamo che riuscirono a sfruttare il fattore campo, che li portò a conquistare l’argento, battendo anche l’Unione Sovietica… Quando capitava a noi di giocare in casa l’Europeo non sfruttavamo alcun vantaggio…”

“Eppure, avevamo cominciato bene quell’Europeo spagnolo, anch’io mi sentivo in forma nelle prime due partite vinte con Grecia e Francia (26 punti per lui in totale, n.d.r.). Poi però abbiamo dovuto fare i conti con gli infortuni di diversi giocatori (compreso il sottoscritto): a pesare di più, comunque, è stato quello di Dino Meneghin… Era un punto di riferimento insostituibile; ho sempre rimpianto di non avere giocato io con la sua cattiveria!”.

“Giancarlo Primo fu ingiustamente criticato per questo quinto posto. Era un gran signore, dentro e fuori del campo; un tecnico preparatissimo, con tante idee nuove… Ci seguiva nella nostra attività in campionato, sempre pronto a venirci incontro per ogni problema… Per me è stato un secondo padre; ricordo con tenerezza che quando si viaggiava in aereo mi voleva sempre vicino per giocare a briscola; e tutte le volte che perdevo (a volte lo facevo apposta!) mi diceva che ero un pollo e che avevo le gambette gialle…”.

 

a cura di

Nunzio Spina

 

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