Europei di basket: Istanbul 2001
Il commento del coach… Bogdan Tanjevic

«Volevo rivincere l’Europeo, c’erano tutte le premesse per un exploit»… Allenatore di quattro Nazionali diverse…

 

 

L’oro di Parigi ’99 non aveva solo decretato il secondo trionfo europeo nella storia della Nazionale; le aveva anche riaperto le porte di una Olimpiade, dopo un’assenza durata ben sedici anni. A Boscia Tanjevic toccava raccogliere onori e oneri! Si presentò a Sidney 2000 confermando per dieci dodicesimi la squadra rivelazione dell’anno prima (Li Vecchi e il “naturalizzato” Scarone al posto di De Pol e Bonora), e il cammino nel torneo olimpico avrebbe anche potuto riservare miglior sorte. Arrivò infatti un quinto posto, che di per sé non era affatto male, considerati i precedenti forfeit; ma fu difficile farsi una ragione del fatto che due squadre da noi sconfitte nel girone di qualificazione andassero poi a prendersi una medaglia: la Lituania il bronzo, la Francia (superata di dieci) addirittura l’argento! Non restava che preparare al meglio la successiva edizione degli Europei, Istanbul 2001, dove ci si presentava – onere più che onore – da campioni in carica. Qualificati di diritto, Tanjevic non poté far altro che affidarsi a partite e tornei amichevoli: riportò diciotto vittorie su diciannove, ma senza quel sale che si ritrova solo nelle sfide ufficiali!

La grinta di Boscia Tanjevic, stavolta, non è bastata per confermare la Nazionale azzurra ad alti livelli.

“No, non mi aspettavo che l’Europeo in Turchia finisse con una eliminazione! Anzi, a essere sincero, io ero intenzionato a rivincerlo, l’Europeo, subito a distanza di due anni… Avrò senz’altro peccato di presunzione, ma vedevo che la squadra, anche stavolta, aveva dato il massimo nella fase di preparazione… Se non sbaglio avevamo vinto tutte, o quasi, le partite giocate nel pre-europeo, compreso il Torneo dell’Acropoli in Grecia; tra l’altro eravamo reduci dal quinto posto alle Olimpiadi di Sidney, manifestazione dove l’Italia mancava da tanto tempo… Insomma, c’erano tutte le premesse per un altro exploit, e invece le cose sono andate diversamente…”.

“Certo, la formazione non era proprio la stessa di quella di Parigi e di Sidney: mancavano Myers e Abbio, i loro canestri ci avrebbero fatto molto comodo… E poi c’è stata quella partita iniziale con la Grecia, persa all’ultimo secondo, che ci ha veramente buttato giù moralmente… Comunque niente scuse; se proprio volevamo riscattarci, potevamo farlo, vincendo le partite giuste, come era successo in Francia due anni prima… Ripeto, c’è stata da parte mia un po’ di presunzione, pensando che ancora una volta potessimo facilmente imporre il nostro gioco, e invece la concorrenza si era fatta ancora più agguerrita… “.

“Mi è dispiaciuto perché avrei potuto chiudere in bellezza l’esperienza in azzurro. Avevo già deciso di lasciare, comunque fossero andate le cose; il risultato di Istanbul non ha influito sulle mie decisioni… Dispiaciuto ma non abbattuto, così come non mi ero esaltato quando si era conquistato l’oro a Parigi: finito quell’Europeo ero già mentalmente proiettato verso nuove sfide…”.

“Comunque, posso dire che quei quattro anni trascorsi con la Nazionale italiana sono stati indimenticabili per me. Statistiche alla mano, la squadra ha avuto una percentuale di vittorie molto alta, e ci siamo passati anche delle belle soddisfazioni, come per esempio quella di liberarci di qualche complesso di inferiorità con altre formazioni europee, prima fra tutte la Jugoslavia… A me sarebbe toccato nuovamente di averla come avversaria l’Italia, girando di panchina in panchina: è già successo con la Turchia, chissà se ricapiterà con il Montenegro, con la quale ho avuto già il piacere di ottenere la qualificazione al prossimo Europeo di settembre…”.

 

Salutata la squadra azzurra, Tanjevic è tornato subito alla panchina di club: prima nella sua Montenegro, poi in Francia (con l’Asvel Villeurbanne vittoria in campionato), quindi a Bologna con la Virtus (esperienza conclusasi presto con un esonero). Spazio quindi alla ripresa dell’avventura con una Nazionale: chiamato dalla Turchia nel 2004, vi è rimasto per nove anni, riuscendo nell’impresa di conquistare l’argento ai Mondiali del 2010, oltre all’oro dell’ultima edizione dei Giochi del Mediterraneo nel 2013. Durante il soggiorno in Turchia, si è anche messo alla guida del Fenerbahce per tre stagioni, vincendo due volte il campionato. Dal 2015 è cominciato il quarto incarico (un record!) in una Nazionale: quella del Montenegro, il paese dove è nato.

a cura di

Nunzio Spina

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