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Europei di basket: Liegi 1977
Il ricordo di… Giulio Iellini

Specialista nei “no-look”… La gran partita contro l’Unione Sovietica… «In mentalità dovevamo crescere, ma eravamo un bel gruppo»…

Giulio Iellini è nato il 18 ottobre 1947, a Trieste. Svezzato nella Ginnastica Triestina, a 17 anni figurava già nella formazione dell’Olimpia Milano, con la cui maglia ha conquistato quattro scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Italia. Dopo 11 stagioni il passaggio a Varese, e qui un’altra Coppa dei Campioni e un altro scudetto. Play-maker di 1,91, bagaglio pieno di classe e tecnica, era specialista del passaggio rapido (guardando dalla parte opposta), delle fughe in contropiede (con cambio di velocità), dell’arresto e tiro (preciso) da fuori. In Nazionale ha iniziato la sua decennale carriera con Paratore all’Europeo del ’67. Con Primo in panchina ha poi disputato altri quattro Europei, due Olimpiadi e, per chiudere, il Mondiale di Manila del ’78. La carriera in squadre di club e proseguita a Vigevano (con una promozione in A1), a Roma, con la Lazio, dove ha iniziato la carriera di allenatore, conclusa nella sua Trieste.

Giulio Iellini ha disputato in azzurro cinque Europei, due Olimpiadi e un Mondiale.

“Se parliamo di Europei, il mio primo pensiero va al prof. Paratore, che a 20 anni mi portò a Helsinki, dopo avermi fatto esordire l’anno prima in un torneo in Francia. Naturalmente gli sono grato di avermi dato questa opportunità, ma non potevo certo pretendere di togliere il posto a uno del gruppo dei più anziani che avrebbero poi disputato le Olimpiadi di Città del Messico. Il fatto è che per rivestire la maglia azzurra dovettero trascorrere tre anni. Giancarlo Primo mi chiamò per l’Europeo di Essen del ’71, e da quel momento posso dire di essere diventato un titolare fisso…”.

Liegi ’77? Sì, diciamo pure che quella è stata una delle edizioni che mi ha dato più soddisfazione, seppure il piazzamento della squadra era stato migliore in altre occasioni. Il ricordo più bello, naturalmente, è quello della vittoria con l’Unione Sovietica: la battevamo per la prima volta in una partita ufficiale! Per me, poi, fu davvero una serata storica: entrai nel secondo tempo, e misi a segno un bel po’ di canestri (16 punti, n.d.r.), tutti con tiri da fuori… Senza dubbio una delle mie migliori partite in Nazionale; i giornali quella volta mi dedicarono più di un articolo…”.

Iellini in palleggio contro l’Unione Sovietica agli Europei di Essen ’71; segue l’azione Ottorino Flaborea.

“Per la verità quella straordinaria vittoria, dopo aver vinto tutte le altre del girone di qualificazione, finì col farci illudere; pensavamo proprio di poterci giocare la finalissima, e invece perdemmo anche il bronzo… Sul piano della mentalità, forse, la squadra doveva ancora crescere un po’…”

“Quello degli anni settanta, comunque, era davvero un bel gruppo, molto affiatato, un vero e proprio zoccolo duro! Al di sotto del quinto posto non si andava mai, in ogni manifestazione… Merito di coach Primo, che secondo me ha veramente rivoluzionato il gioco della Nazionale con le sue moderne idee importate dall’America (difesa, e non solo…). Il suo lavoro ha dato frutti per molto tempo…”.

 

a cura di

Nunzio Spina

 

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