Europei di basket: Atene ’87
Il ricordo di … Antonello Riva

«Un Europeo esaltante, malgrado il piazzamento»… «L’assordante boato continuo del Pireo»… 

Antonello Riva è nato a Lecco, il 28 febbraio 1962. Cresciuto nel piccolo centro brianzolo di Rovagnate, a 14 anni i dirigenti di Cantù, notando le sue doti fisiche, lo prelevarono e lo fecero maturare nel loro college. Dodici stagioni nella massima serie con la Pallacanestro Cantù (Gabetti, Squibb, Ford, Jolly Colombani, Arexons, Wiwa Vismara), vincendo una volta lo scudetto, due la Coppa dei Campioni, una la Coppa Intercontinentale, due la Coppa delle Coppe. Un altro titolo, la Coppa Korac, lo ha conquistato nel corso della successiva militanza nell’Olimpia Milano (allora Philips). Guardia di 1,96, con spalle larghe e 99 kg di tutti muscoli, è stato il più grande tiratore del basket italiano. Parlano i numeri: record di punti segnati in serie A (14.397, più del brasiliano Oscar Schmidt); in maglia azzurra, record di punti totali (3.785) e di punti in una sola partita (46 contro la Svizzera nell’87, uno in più del primato di Cappelletti, canturino anche lui, stabilito nel lontano ’56). L’esordio in Nazionale con Gamba, che lo inserì nella rosa della squadra vincitrice agli Europei di Nantes ’83. Da allora, titolare inamovibile (salvo infortuni), ancora con Gamba (Olimpiadi di Los Angeles), poi con Bianchini (Mondiali ’86 ed Europei ’87) e di nuovo con Gamba (per successivi due Europei e un Mondiale). Tra i suoi record, anche quello della longevità cestistica, fino a 45 anni, passando da una squadra all’altra (Pesaro Gorizia, ancora Cantù, Rieti), in tempo per avere il piacere di giocare al fianco del figlio Ivan.

Antonello Riva, qui con la medaglia d’oro di Nantes, ha disputato in maglia azzurra quattro Europei, due Mondiali e una Olimpiade (da La leggenda del basket).

Quello di Atene è stato l’Europeo – dei quattro da me disputati – in cui ho rimediato il piazzamento peggiore, un quinto posto. Eppure lo ricordo come uno dei più esaltanti! Intanto è stato il primo in cui ho potuto esprimere le mie potenzialità, perché a Nantes ero ancora quasi un debuttante, e due anni dopo dovetti rinunciare a Stoccarda per un infortunio. Sono arrivato in Grecia in un buon momento di forma, e devo dire che tutta la squadra si è espressa a buoni livelli: se in quelle partite ho trovato agevolmente la via del canestro (media punti di 24,2, n.d.r.), lo devo anche ai miei compagni… Alla fine ho avuto la grande soddisfazione di essere selezionato, assieme a Walter Magnifico, in una rappresentativa europea, per alcune esibizioni amichevoli…”

“Difficile spiegare come, vincendo 7 partite su 8, abbiamo rimediato solo il quinto posto…! La nostra Nazionale stava attraversando con l’allenatore Valerio Bianchini una fase di rinnovamento, chiamiamolo pure il post-Meneghin, e in squadra erano stati inseriti tanti giovani… Non so cosa avremmo potuto fare di più, se non vincere tutte e cinque le partite di qualificazione, e con fior di squadre, come la Cecoslovacchia, o la stessa emergente Germania… Potevamo mai pensare che arrivando primi nel nostro girone, e dovendo incontrare la quarta classificata dell’altro, avremmo compiuto il percorso più corto per la nostra eliminazione?”

Riva in maglia azzurra, ripreso nel momento in cui lascia partire il suo tipico tiro in sospensione.

“Il destino aveva scritto che quello doveva essere l’Europeo della Grecia, e noi ci siamo incappati in pieno! Ricordo ancora il boato (non era un coro di tifo, era un assordante boato continuo) del pubblico dell’arena del Pireo, trascinante per i giocatori di casa, frastornante per qualsiasi avversario; una cosa che non mi è più capitato di rivivere… E poi c’era quel Galis che era davvero scatenato, imprendibile; quaranta minuti in campo, senza mai mollare un attimo… Insomma, fummo sconfitti ed eliminati; subimmo anche tante critiche, ma chi le fece dovette poi rimangiarsi tutto, vedendo che la Grecia era andata poi a vincere quel torneo, battendo sia Jugoslavia che Unione Sovietica!”

“Ci poteva crollare il mondo addosso, e invece siamo stati molto bravi a ritrovare subito la forza e il morale per battere nuovamente la Germania e poi la Polonia. Quel quinto posto, così come è lo abbiamo raggiunto, è stato per me un ottimo risultato! Fossimo arrivati ottavi, allora sì che saremmo stati sommersi dalle critiche, e stavolta senza ripensamenti…”

a cura di

Nunzio Spina

 

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