Pozzecco: «Fortunato perché faccio ciò che mi piace»

Il coach dell’Orlandina si racconta, tra la decisione di diventare allenatore, il campionato dell’Orlandina e la situazione attuale del basket italiano…

Ospite a Catania del negozio sportivo Dream Team, il coach dell’ Orlandina Basket, Gianmarco Pozzecco, ha risposto alle domande dei giornalisti e, soprattutto, incontrato tanti giovani appassionati di basket che hanno avuto così la possibilità di conoscere una dei personaggi che sicuramente quest’anno ha mostrato, ancora una volta, la propria capacità di vivere la pallacanestro realmente a 360°.

Cosa spinge un grande giocatore a diventare allenatore?

Quando giochi sei come un bimbo, non pensi ad altro. Anche se ho smesso a 35 anni quando giocavo non pensavo al dopo, pensavo relativamente al dopo. Nel momento in cui ho smesso ho iniziato a fare svariate cose per depurarmi un po’, fare una vita un po’ diversa. Quella del giocatore, il mondo dello sportivo in genere, è abbastanza da autistico: ti alzi mangi, dormi, fai sempre le stesse cose. Andavo alla ricerca di qualcosa di diverso. Poi mi sono reso conto invece di essere “autistico” e ho capito che allenare era la cosa che si avvicinava più al fare giocare. Oggi “purtroppo” per me mi trovo bene.

Grazie a questo il Pala Fantozzi è diventato un fortino difficile da battere. E se è difficile batterlo vuol dire che c’è un gran gruppo dentro a difenderlo. Cosa hai dato in più a questi ragazzi che magari prima non avevano?

E’ una bella domanda. Parto dal presupposto che nello sport è bello avere dei legami, con i tuoi compagni, piuttosto che con la tifoseria, con la città, il presidente. Noi dobbiamo essere molto legati al fatto di difendere la nostra piccola cittadina, siamo 13 mila anime.  Non so se mai ti capiterà di entrare sul mio Facebook, c’è una fiaba che mi ero inventato quando avevo smesso di giocare. Racconta di una Capo d’Orlando che era stata eliminata dalla serie A per problemi burocratici. Mi ero inventato questa favola dove insomma, era come se ideologicamente ci fosse il Sud contro Nord. A me piace vedere lo sport anche così, noi che a Capo siamo più deboli, più  piccoli, quasi indifesi riusciamo ad ottenere dei grossi risultati in quel fortino li.

Considerando che in questa stagione grandi tradizioni cestistiche come ad esempio Treviso sono scomparse a causa della crisi, come immagini la prossima stagione di A1 e A2? Quest’anno già in A2 non avremo retrocessioni, cosi come non ci saranno neppure in A1 femminile.

La pallacanestro sta vivendo un momento difficile. L’unica cosa che secondo me devi e dobbiamo fare tutti è non prenderci troppo sul serio e riuscire a capire che, indipendentemente dal movimento, la cosa importante è come la vivi tu. Anche noi che la viviamo dal di dentro ci abbattiamo, veniamo coinvolti da questa sorta di crisi, e diventa tutto più triste. Invece, visto e considerato che io mi sento una persona fortunata, perché indipendentemente da quello che sta succedendo ho la fortuna di fare quello che mi piace, penso di doverlo fare con il sorriso sulle labbra, per far si che il movimento ne acquisti in beneficio. E penso che a Capo d’Orlando da questo punto di vista siamo molto bravi, troppo!

Chiara Borzì

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