Mannella in finale per diventare leggenda LNP

Manca poco alla conclusione del maxi sondaggio della Lega Nazionale Pallacanestro per decidere chi sarà la leggenda assoluta delle squadre di Serie A2. Dopo le votazioni all’interno delle società – che hanno incoronato Albano Chiarastella (Agrigento), Gianluca Basile (Orlandina) e Francesco Mannella (Trapani) – si è arrivati alla fase nazionale. Domani si chiude la finale che vede impegnati Mannella e Corvo. E l’ex play di Trapani ci dice la sua.

Francesco Mannella ai tempi di Trapani

«Nel basket mi conoscono da 50 anni – ci spiega –, ho giocato dieci anni nel Valdarno, vincendo tutto a livello giovanile, e poi a Trapani, dove sono rimasto. Spero di potermela giocare contro Pino Corvo, che è più giovane di me di 10 anni. Lui è temibilissimo. La sfida  è comunque un gioco e bisogna buttare acqua sul fuoco».

Questa iniziativa della Lega ha risvegliato i ricordi di tantissimi tifosi del basket in tutta Italia. «A questo punto è durata due mesi e mezzo e sono contentissimo – prosegue il toscano trapiantato in Sicilia –. Mi fa più felice che i miei figli abbiano rivissuto quelle partite, è la cosa più bella. Non avrei avuto la possibilità di rivederle, perché non avevo nemmeno le vhs. Ho potuto rivivere il clima del Pala Granata. Questo giochino ci ha dato vitalità in più e anche la gente s’è infuocata, anche se sono passati 30 anni. È un miracolo di questo contest».

La Pallacanestro Trapani di Mannella ha una storia molto particolare alle spalle, di cui hanno fatto parte integrante due catanesi del calibro di Angelo Destasio e Giovanni Leonardi. «Noi siamo passati dalla Serie C alla Serie A1. È stato come vincere l’Eurolega! Trapani è una città del Sud, è stato un miracolo. Gianluca Basile, che ho eliminato in semifinale, ha vinto tanti titoli, ma con squadre del Nord. Lì ci può stare, credo che quanto abbiamo fatto noi valga di più. Ricordo che le promozioni in A2 e in A1 sono state parallele: in entrambi i casi abbiamo fatto un filotto di vittorie nelle gare decisive. Era un gruppo affiatato, gli italiani si conoscevano da anni: Cassì, Martin, Piazza. Gli stranieri in A2 erano perfetti: Hurt era spettacolare, Johnson, che ha vinto l’anello Nba, si prendeva le responsabilità. E coach Benvenuti con l’esperienza ha fatto il salto. Funzionava tutto!»

Poi però è arrivato il declino e il doppio fallimento, prima della società storica, poi del Basket Trapani. La nuova società rifondata da Pietro Basciano è giunta in pochissimo dalla DNC all’A2, e lì è rimasta per molte stagioni. Quest’annata è stata la migliore: 6º posto come nel 2017-’18. «Trapani ha ancora voglia ed entusiasmo – prosegue Mannella –. Quando sono arrivato io, c’era già una cultura cestistica ben consolidata e mi trovai a mio agio perché mi sentivo a casa mia. La società dovrebbe coltivare anche il passato, le storie non si possono tagliare. Oggi vanno al palazzo 1.200 persone… potrebbero fare il pienone! C’è bisogno di riallacciarsi a quel periodo. Nel loro entourage, i Celtics hanno i vecchi giocatori che danno una mano, che trasmettono la loro esperienza e danno i consigli giusti. Ci stiamo male noi che non possiamo essere d’aiuto. La gente si ricorda! Ci hanno messo una pietra sopra».

In Sicilia, poche squadre hanno visto la massima serie: Palermo e Catania nella preistoria, Trapani, Messina e Capo d’Orlando più recentemente. «L’Orlandina è stata la società più rappresentativa – chiude Mannella –. Trapani deve fare il salto di qualità, dando più riferimenti alla gente, coinvolgendo tutti, altrimenti gli entusiasmi vanno smorzandosi. C’è tanto fuoco sopito sotto la cenere».

Roberto Quartarone

Lascia il primo commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*