Le radici del basket giarrese: Enzo e Gianni Foti

Le prime tracce della palla al cesto a Giarre risalgono al 1936, ma la pallacanestro è giunta davvero solo nel dopoguerra. Lo Sport Club Giarrese, negli anni cinquanta, era la squadra più importante della provincia etnea e la terza in Sicilia nel ’52 e nel ’53. Come si è arrivati a questo traguardo è tutto da scoprire e dà un’idea dei tempi pionieristici in cui era questo sport in Sicilia 70 anni fa. I fratelli Vincenzo e Giovanni Foti, lo scorso giugno, hanno raccontato la loro straordinaria storia sportiva: Enzo è nato nel 1929, Gianni nel 1936 e oggi vivono assieme a Giarre.

Enzo e Gianni Foti con i pantaloncini trovati nei mercatini, dopo il furto subìto a Palermo (archivio Foti)

«Facevo parte di un gruppo di amici che giocava a calcio – ricorda Enzo – ma che non aveva un terreno dove giocare! Di solito ci ritrovavamo dietro la chiesa del convento di Giarre, vicino al torrente, che un inverno si è ingrossato e per sei mesi ci ha impedito di giocare. All’epoca Buda gestiva il servizio di autobus Giarre-Riposto-Sant’Alfio e mentre stava rinnovando i suoi autobus decise di lasciarci uno spazio per giocare, ma il campo non andava bene per il calcio. Decidemmo allora di giocare a pallacanestro. Ci guidava Nino Vitale, che da un giorno all’altro diventò da allenatore di calcio a coach di basket!» «Io andavo dai preti e giocavo in una stradina, quando mio fratello mi prese e mi portò al campo!» risponde Gianni.

L’inizio non è facile: la squadra si iscrive subito a una Serie C regionale nel 1950-’51, ma deve costruire tutto da zero. «Disegniamo a terra le linee, costruiamo i canestri – prosegue Enzo –. I primi tempi, batoste a non finire! Gigi Marletta di Catania ci diede una mano e venne a giocare con noi. Ricordo una partita a Ragusa, in cui facevamo quello che volevamo in campo. Ma la spinta per noi è arrivata quando siamo andati a vedere un torneo internazionale a Messina».

Si parla del torneo Cesare Lo Forte, che ha segnato un’epoca sullo stretto. «Il presidente nazionale FIP Enrico Vinci ci propose di fare la Serie C nazionale, ma noi avevamo massimo tre-quattro giocatori che potessero farla – ride Enzo – . “Che problema c’è? Vi mando io i rinforzi!”, ci rispose lui. Vennero Carmelo Fotia, Panarello, De Pasquale, Cicero e vari altri e potemmo fare dei campionati regolari». «Molti anni dopo – riprende Gianni –, alla fine della mia carriera militare, sono stato nominato responsabile dello sport militare. Al Cio mi presentarono i vari presidenti delle Federazioni e c’era lui, Vinci! Ero felicissimo perché si ricordava di me: “Sei Foti I o Foti II?” mi chiese. Con lui abbiamo vinto i campionati mondiali militari. C’era anche coach Santi Puglisi, con cui però non avevo un buon rapporto perché non accettava di rispondere a me per la Nazionale militare».

8 agosto 1955: la prima partita internazionale a Giarre, arriva la Paris Université Club (archivio Enzo e Gianni Foti)

Al torneo Lo Forte è legata un’altra storia dei primordi: la prima partita internazionale al campetto di Giarre. «La PUC Parigi – ricorda Gianni Foti – aveva giocato nel torneo di Messina e siamo riusciti a convincerli a giocare a Giarre. Appena hanno visto il campo volevano scappare! Ma li abbiamo trattenuti ridendo e scherzando. Il problema, tra le altre cose, era che un canestro era molto più morbido dell’altro!»

«A Messina – riannoda Enzo – vedevamo la Russia, l’Ungheria che schieravano giocatori di 2 metri e 8… all’albergo li vedevamo e ci chiedevamo “Ma dove dobbiamo andare?” Vedemmo anche una ragazza russa di 2 metri e 6! Il nostro dramma era l’altezza. Nella nostra squadra il più alto era Alfio Licciardello di 178 centimetri. Quando spuntò uno di due metri di Palermo, meno male non era gran che, eravamo stupiti». Il resto della squadra era appunto un mix di giarresi e messinesi. «Alfio Licciardello e Tanetto Murolo erano i giocatori più forti – approfondisce Gianni –. Murolo era piccoletto ma era uno spasso. Ci divertivamo negli allenamenti. Insieme a Carmelo Tomarchio giocavano con la squadra di calcio, non potevano nemmeno mangiare prima della partita perché di mattina alle 11 giocavano con noi, di pomeriggio alle 15 con il Giarre calcio! Tomarchio era portiere, Licciardello centromediano». 

Tra i messinesi, ce n’è stati di importanti, in primis Fotia che ha allenato anche la Viola Reggio Calabria. «De Pasquale è entrato poi in accademia ed è diventato capitano dei carabinieri – prosegue Enzo –. Cicero aveva un bel tiro. Vitalino Modica aveva un fratello a cui è intitolato un istituto a Messina. Anche Panarello veniva da Messina, mentre Garano giocava con noi e allenava la squadra juniores peloritana che è arrivata alla finalissima nazionale, la prima ad averlo fatto. Non vennero a giocare da noi, ma erano davvero avversari forti, Nuccio Fava, giornalista Rai, Boris Giuliano ucciso dalla mafia, e Tarro diventato un oncologo importante». Anche i catanesi hanno dato una mano: «Rocco Sciara era un bravissimo ragazzo grande amico di Pippo Grasso, Burgaretta e Carmelo Palumbo». «Pippo Grasso era il giocatore tecnicamente più completo – precisa Gianni –, gli piaceva il bel gioco: si smarcava anche da quattro avversari, ma poi sbagliava il canestro!»

Un’altra formazione del 1951-’52: Foti I, Maugeri, Murolo, Vitale, Garaffo, Licciardello, Tomarchio (archivio Foti)

«In squadra – chiude Enzo – c’erano anche Giuseppe Maugeri, il futuro medico Paba nella squadra riserve e il futuro radiologo Nino Garaffo; il presidente era suo padre, cardiologo. Era il periodo della palla al cesto, con i palloni di cuoio… I “personali”, cioè i tiri liberi, li lanciavamo come il pane ai cani! Avevamo due difensori, il pivot, e due attaccanti. Garaffo giocava come difensore sotto canestro, perché era 90 chili e nessuno lo superava! Le partite terminavano quando pioveva: il pallone si bagnava e non rimbalzava più! I palloni veri arrivarono solo dopo le Olimpiadi di Roma 1960».

 Si faceva di necessità virtù, come quella volta dopo una partita a Palermo in cui vennero rubati i borsoni a tutta la squadra. «Al mercato Giarre – ricorda Gianni – si vendeva la roba che veniva dall’America. Ognuno di noi s’è preso un paio di pantaloncini diverso dall’altro. Così, oltre al campo di basket in terra battuta, avevamo delle divise variopinte. Già alle 9 del mattino eravamo lì a togliere le pietruzze. Ricordo che con noi giocava Giustino Vasta. La sorella era la fine del mondo. L’allenatore nostro di Messina un giorno la vide e fermò l’allenamento. “Chi è quella bellissima ragazza?” chiese, e Giustino Vasta rispose tra le risate di tutti: “È mia sorella!”»

Cus Messina-Giarre del ’53 o ’55 (archivio Foti)

 Anche le trasferte erano una storia a sé: «Prendevamo il treno la sera del sabato – pondera Gianni –, in terza classe, con le panchine di legno. Noi ci portavamo la cena da casa: uno con il panino, uno con lo zuzzu, un altro con le olive nere. Se c’era qualcuno nello scompartimento offrivamo. Un’altra volta c’era lo sciopero dei treni e per andare a Palermo prendemmo le montagne con la 1100 strapuntinato… ho vomitato 11 volte per la strada! Una mattina arrivammo a Catanzaro alta. Giocavamo e tornavamo con la faccia spaccata, lì ci hanno sempre massacrato di botte e sputato in faccia. Una volta noi avanti di otto/dieci punti e gli arbitri ci chiamano: “Per noi la partita è finita”. Alla fine perdiamo di due punti, ma pensavamo di vincere a tavolino. Invece il giovedì il comunicato è uscito e abbiamo perso. Quando Catanzaro è venuto qui mi sono azzuffato con un avversario e l’arbitro ci ha mandati fuori. Avevo già un dente rotto da prima e glielo feci vedere: “Mi ha rotto il dente!”»

Nel 1957, la squadra viene chiusa. «Ci fermammo perché alcuni si sposarono, altri lavoravano – riprende Enzo –. Io andai con Tano Murolo due anni ad Acireale, Gianni Pistarà ci chiamò per svegliare l’ambiente. Tornammo con la squadra che avrebbe dovuto fare la Serie B, raggiunta solo per la riorganizzazione dei campionati, ma non avevamo i soldi per affrontarla». «Invece io ho giocato con la Grifone insieme ad Alfio Licciardello, e ricordo lo spareggio promozione a Messina, e poi con il Gad Etna di Alfredo Avola – riprende Gianni –. Ho avuto anche modo di giocare a Caserta e Vigevano. Solo in Lombardia ho imparato davvero a giocare, sono rimasto tre anni in Serie B con l’Ursus Gomma e poi ho anche allenato le ragazze, prima di entrare nell’esercito e fare anche pentathlon».

La premiazione in uno dei tornei scolastici: nasce nella palestra del liceo Amari il Basket Giarre moderno (archivio Enzo e Gianni Foti)

 Il basket a Giarre conosce poi una seconda vita. E ci mette lo zampino Candido Cannavò, che sarebbe diventato il direttore della “Gazzetta dello Sport“. «La palestra del nuovo liceo Amari era grande abbastanza per fare gli allenamenti – attacca Enzo –. Anche se l’apertura delle porte era all’interno, c’era una striscia di marmo di 30 cm in mezzo e al centro c’era un rettangolo di gomma di 9 metri per 6. Il preside, il pretore e il consiglio d’istituto si rifiutarono di concederci spazi, che invece davano per matrimoni o lezioni private. Ci rivolgemmo a Tony Zermo, che ci indirizzò a Cannavò. Quando uscì la sua inchiesta, fu un rimpallo di responsabilità tra provveditorato e scuola e alla fine ci diedero lo spazio. Iniziammo subito con un torneo che coinvolgeva le scuole di Giarre e Riposto. Da lì partì l’attività giovanile e da lì uscì anche Giuseppe Ciaurella, il miglior giocatore che abbiamo avuto». «Io invece avevo la responsabilità di un gruppo a Riposto, iniziato da padre Gino – ricorda Gianni –. Ricordo che abbiamo vinto il campionato regionale CSI a Piazza Armerina, vincendo qualcosa tipo 84-16 con 72 punti di Peppino Vasta, che sarebbe diventato portiere del Giarre calcio».

Era anche il periodo in cui anche il dirigente Mavilia iniziò a lavorare per il basket, cercando un campo in cui si potessero svolgere gli allenamenti giovanili. Alla fine, il preside Sciacca dell’istituto Macherione lo ascoltò e mise a disposizione la palestra. Intanto, la Federazione iniziava a mandare i palloni e si iniziava a parlare anche di minibasket. Una delle prime ospiti del Macherione fu la squadra di Camillo Sgroi, la PGS Sales.

La Patriarca Giarre anni ’70 (archivio Foti)

 «La sua era una squadra juniores fortissima – riprende Enzo –. Sgroi ha una bella mente! Lavoravamo bene con fratel Alberto Castellani del San Luigi e con loro iniziò un’ampia collaborazione. Intanto, il presidente Vinci ci propose di cominciare con il minibasket. Con i ’62-’63 riuscimmo a fare una bella squadra per i Giochi della Gioventù. Uscì anche un altro ragazzo, Daniele Castelli, richiesto dalla Mens Sana Siena: era molto dotato ma molto bravo a scuola».

«I tornei – prosegue Enzo ­– erano spesso sponsorizzati dalla Coca Cola e ricordo che anche l’arbitro internazionale Leonardi, quando veniva ad arbitrare da noi, ci chiedeva una cassetta piena di lattine… Solo dopo arrivò lo sponsor Patriarca di Gianni Creati. Con questo nome, ricordo uno spareggio contro la squadra del prof. Di Maria, il Leonardo da Vinci. Ricordo anche una trasferta a Marsala: arriviamo al campo e ci sono solo gli arbitri. Noi, con mentalità sportiva, andiamo a cercare uno per uno gli avversari per venire a giocare. Alla fine si gioca ma gli arbitri ci tartassarono: perdemmo pesantemente. Il secondo arbitro ci confessò: “Chi ve l’ha fatto fare? Già ci eravamo organizzati per andare a pranzare a Erice!”»

Il Basket Giarre anni ottanta (archivio Foti)

Il leader della squadra, come si può immaginare, era quel Ciaurella uscito dal primo torneo scolastico. «Era il più forte in assoluto, ma niente sacrifici – lo presenta Enzo –. Se la partita era alle 8.30, noi lo aspettavamo fino alle 8.25. Al ristorante: pastina in brodo? No, bicchiere di vino! Mi piacevano quelli con meno doti ma di grande volontà, per esempio Scalia, che poi sarebbe diventato insegnante di matematica. Di tecnica ne aveva meno di tutti Nino Del Campo, ma faceva tutto».

L’ultima parte della carriera di Enzo Foti I, mentre Gianni Foti II è già in giro per il mondo come militare e poi parteciperà alle Olimpiadi di Seul ’88 e incontrerà sportivi di grandissimo spessore come Mennea e Tomba, è da dirigente del Basket Giarre, ma si chiude con tante amarezze. «Ho smesso di allenare a 42 anni – chiude –. Come dirigente ho visto tanta gente che voleva approfittarsene: una volta una gioielleria voleva prestarci i soldi e ottenere anche una sponsorizzazione gratis, ma ci venne in aiuto un amico che aveva un banco al mercato. Lasciai dopo l’accordo con la Viola Reggio Calabria, che ci mandò coach Pippo Borzì e voleva solo una prelazione sui ragazzi migliori delle giovanili. Questo accordo scomparve nel nulla e, con un consiglio organizzato di notte, mi ritrovai anche fuori dalla dirigenza».

 Nel 2021 ricorre il 70º anniversario della prima partita in Serie C del basket giarrese: fu l’11 febbraio 1951, lo Sport Club Giarrese perse 29-21 contro la Società Sportiva Catania e l’incontro fu poi annullato e ripetuto un mese dopo. In quella partita, come nei sette anni a venire, c’era Enzo Foti e due anni dopo sarebbe entrato in prima squadra anche Gianni. Proprio in questa ricorrenza, la dirigenza dell’attuale Basket Giarre ha deciso di premiare i due più longevi elementi di quella squadra con una targa ricordo domenica 19 dicembre, nell’intervallo della partita contro Canicattì, al PalaJungo. Un riconoscimento doveroso e che rende il giusto tributo ai pionieri della pallacanestro gialloblù.

Roberto Quartarone

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