Il Cus è fuori davanti a una Fortitudo continua

F. Messina-Cus Catania 87–76
Parziali: 17-16, 39-32 (22-16), 60-48 (21-16), 87-76 (27-28).
PalaRussello di Messina, 2 giugno, 19:00

Fortitudo Messina: Bellomo 14, Vicente, Terzi ne, Di Nezza 12, Saddi 2, Cavalieri S. 1, Leanza 12, Fathallah 17, Bianchi D. 1, Giovani ne, Nikoci 16, Tagliano 12. All. Cavalieri C.
Cus Catania 2003: Lo Faro 9, Arena 4, Vasta 7, Cuccia 15, Di Mauro, Saccà 14, Sidibe, Sarchioto 4, Pennisi 5, Cusumano ne, Elia, Guadalupi Gio. 18. All. Guadalupi Giu. Vice: Balbo.
Arbitri: Cappello e Fiannaca. Udc: De Gaetano, Paulesu e Romano.

Il Cus Catania ha chiuso la sua stagione al primo turno dei play-off: a chiudere il cammino degli etnei ci pensa una Fortitudo Messina più continua nell’arco dei quaranta minuti, malgrado una partenza a handicap. L’uomo del match non è il 216 cm Eraldo Nikoci (16 punti e 22 rimbalzi sì, ma su cui i cussini hanno difeso alla morte), ma Giorgione Leanza e Haitem Fathallah. La guardia (cuore adranita) è chi fa svegliare i neroverdi dal torpore dello 0-7 iniziale con nove dei primi undici punti (11-10). Il play empedoclino tiene la squadra negli ultimi decisivi minuti, quando i cussini hanno tentato in tutti i modi la via della rimonta che quest’anno tante soddisfazioni ha dato.

Un’azione d’attacco del Cus Catania (foto Roberto Quartarone)

I catanesi, dal canto loro, salutano una stagione coraggiosa con una partita altrettanto da braveheart: senza Mazzoleni, con Corselli in panca con i compagni e affiancato da stampelle e tutore per una caviglia che per almeno un mese dovrà rimaner ferma dopo l’infortunio contro la Basket School, provano comunque a fare il loro gioco. Difesa asfissiante, dispendiosa, che deve portare al contropiede o a trovare le mani di chi ha più punti; Vasta, Guadalupi e Cuccia sono i tre migliori in campo, ma le basse percentuali al tiro non aiutano. Eppure coach Guadalupi ha vinto la scommessa della stagione, potendo schierare una squadra quasi tutta fatta in casa, senza un lungo di ruolo, con tanti ragazzi che anche l’anno prossimo potranno rilanciare.

LA CRONACA. L’avvio è intenso ma pieno di errori: le squadre non riescono a segnare, sciorinando air ball e sdeng. La difesa dispendiosa di Cuccia su Nikoci rende tutto più complicato alla formazione nero verde, che rimane a zero per cinque minuti di fila. Il Cus Catania ne approfitta e piazza uno 0-7 di break con tripla di Guadalupi inclusa. Quando Cavalieri manda in campo Leanza, come detto, la partita cambia. Non solo per il primo vantaggio da lui fissato, ma perché ci mette un’intensità difensiva decisiva. La Fortitudo inizia il secondo quarto più convinta dei propri mezzi, ma le pessime giocate offensive continuano. Fathallah da un lato e Vasta dall’altro creano più movimento e azioni pericolose, ma è Cuccia a riportare avanti i catanesi da tre (21-22). L’antishow offensivo di entrambe le squadre continua, con poche fiammate. Ci pensa sempre Giorgio Leanza a dare il primo massimo vantaggio (37-30).

La panchina cussina (foto Roberto Quartarone)

Dopo l’intervallo, l’8-2 di break viene interrotto dal 2+0 di Arena. Entrambe le difese sono intense, ma i messinesi continuano un predominio territoriale finché i contropiede di Arena e Guadalupi ricuciono lo svantaggio (47-41). Si va poi avanti con più falli che canestri dal campo, con i messinesi che tornano avanti grazie a Fathallah (60-48). Vasta prova a dare la spinta per iniziare il quarto quarto e provare l’ennesima rimonta (60-53) e finalmente gli attacchi diventano più efficaci. Eppure, in un amen, i messinesi recuperano quanto perso e poi consolidano il loro vantaggio: al fianco di uno stoico Bellomo, è quindi Fathallah a mettere in campo una vasta gamma di giocate che portano la Fortitudo in semifinale.

LA SITUAZIONE. Nell’altra sfida del primo turno, la Basket School Messina si impone sugli Svincolati Milazzo per 90-73; dunque le semifinali saranno Castanea-BS Messina e NP Messina-Fortitudo, in una doppia stracittadina che non ha precedenti nella storia del basket siciliano. Si giocherà sabato o domenica.

Roberto Quartarone

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